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Un’idea è la rappresentazione mentale di un ente, reale o astratto; è un concetto ispiratore, uno spunto, un pensiero; è quanto di più essenziale e autentico possa essere concepito dalla mente umana.

Per me l’architettura è tutto questo, è una folgorazione, è un impulso, è una scintilla che esplode nella mente e poco alla volta, passo dopo passo, si compone, trasformandosi da entità invisibile e intangibile a elemento solido, concreto e materico.

L’architettura è un’arte tecnica dall’essenza ossimorica, e l’architetto è la trasposizione umana di questo ossimoro: una figura retorica vivente, con gambe, braccia, cuore e cervello. In parte artista e in parte tecnico, l’architetto deve esprimersi coniugando la creatività dell’arte con limiti fisici e normativi; deve avere la capacità di raccontare e sviluppare concetti astratti, imbrigliandoli e incastrandoli, senza però limitarli, in tutta una serie di aspetti che con l’arte non c’entrano nulla.

La sfera artistica dell’architettura mi ha da sempre affascinato e nel corso della mia formazione, prima universitaria poi professionale, ho cercato di non limitarmi solo ed esclusivamente agli aspetti architettonici, ma ho sempre cercato di andare oltre, lasciandomi influenzare da ogni tipo di disciplina artistica. Mi nutro di concetti, teorie e idee, lasciandomi ispirare dalla scultura, dalla pittura, dal cinema dalla fotografia e da tutto il panorama di discipline artistiche che l’uomo conosce e comprende. Il denominatore comune è la creatività; proprio per questo non riesco a concepire l’architettura e le altre arti come compartimenti stagni isolati tra loro, mi piace vivere l’espressione artistica come un incessante fluire, un fiume dinamico di idee, di influenze e di concetti che dialogano alla ricerca delle migliori risposte e delle migliori soluzioni per i miei progetti.

Proprio questa voglia di sperimentare con l’arte mi ha portato nel corso degli anni ad avvicinarmi moltissimo al mondo della fotografia, iniziando un percorso parallelo all’architettura, un percorso sicuramente più amatoriale che professionale ma di cui ormai non riesco più a privarmi. La fotografia rappresenta la mia valvola di sfogo, è totale libertà di espressione, un mondo nel quale non sei obbligato a seguire delle regole, ma sei libero di creare tu stesso un sistema narrativo dentro il quale muoverti e, al contempo, oltre il quale spingerti.  Ho sperimentato per diversi anni con la fotografia digitale, concentrandomi soprattutto sulla fotografia architettonica e quella di viaggio. Però, nonostante la fotografia digitale rappresenti gran parte dei miei scatti , l’ho sempre percepita incompleta, un po’ fredda e talvolta distante. Queste sensazioni mi hanno fatto avvicinare e mi hanno portato a scoprire il mondo dell’analogico, e in particolar modo sono stato catturato dalla fotografia istantanea. L’idea di scattare e avere subito in mano qualcosa di fisico, di palpabile, e poter osservare l’immagine immutabile della propria composizione apparire lentamente sulla pellicola, è qualcosa di ineguagliabile e va a completare quel senso di incompiutezza che ho sempre percepito scattando in digitale.

È questo che mi ha spinto, anche grazie al fondamentale supporto della mia compagna Veronica, a lanciare il mio progetto INSTANTNOMAD, un progetto che ha preso vita proprio su Instagram, piattaforma ideale per la condivisione di immagini. INSTANTNOMAD vuole essere una storia, un racconto degli attimi indelebili dei miei viaggi e della mia vita, mostrati sempre attraverso una prospettiva insolita, spingendo e andando oltre tutti gli apparenti limiti della fotografia analogica. Per esempio, nei miei scatti milanesi realizzati per Lomography Italia, ho sfruttato un semplicissimo accessorio, lo “splitzer”, che posto in combinazione con le esposizioni multiple mi ha permesso di creare composizioni insolite ma mai prive di radici ed espressioni semantiche, dietro le quali posso celare dei messaggi impliciti, nascosti e  tutti da decifrare.

INSTANTNOMAD è un progetto ancora in fase embrionale, un progetto il cui futuro è ancora avvolto nella nebbia ma che nel presente mi da un’unica grande certezza, quella voglia di continuare a scattare e a raccontare storie attraverso un mezzo potentissimo come la fotografia.

 

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