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Eccoci con il primo Staff Pick del mese di Dicembre, e in questa occasione abbiamo deciso di premiare Andrea Borghi, fotografo naturalista incontrato durante le riprese del nostro prossimo documentario.

Ciao Andrea, raccontaci come è nato il tuo amore per la fotografia?

Pochi anni fa. È nato tutto durante un viaggio alle Lofoten, ispirato dal fascino e dalla bellezza dei paesaggi artici. Prima di allora ero solito dipingere. Osservando quei luoghi mi sono detto: “ma quale opera d’arte è di più grandiosa della natura?”. Da allora come d’istinto ho cercato di raccontare attraverso la fotografia l’unicità dei suoi paesaggi.

Quali fotografi guardavi prima di cominciare e quali consideri adesso come fonti d’ispirazione?

Essendo sempre stato attratto dai paesaggi e dalla natura estrema dell’artide e dell’antartide non posso non citare Paul Nicklen. Riesce ad entrare talmente in simbiosi con quei mondi da trasportarti lì attraverso i suoi scatti. Oltre a Nicklen, del quale continuo a provare ammirazione, mi piacciono gli scatti artistici di Fortunato Gatto e il suo rappresentare la natura come un’opera d’arte.

Nel tuo portfolio vediamo solo fotografia naturalistica, pensi che abbraccerai altri stili? 

Non mi precludo nulla, anche se penso che mi risulterà difficile abbandonarla. Non solo per la diversità e la bellezza che ti regala, ma anche perché i suoi ritmi, silenzi, colori, profumi permettono di immergersi in un’altra dimensione rispetto alla caoticità e freneticità di tutti i giorni.

Per te quali sono le doti indispensabili per diventare un fotografo o approcciarsi al mondo della fotografia? Dove pensi di dover crescere?

Prima di tutto la passione: ti deve piacere quello che fai. Poi per il genere della fotografia paesaggistica ci vuole anche tanta pazienza. Sai quante volte mi è capitato di fare un’uscita e poi di tornare a casa con un risultato diverso a quello che mi ero prefissato? Spesso in natura le condizioni meteo variano improvvisamente. Non puoi scegliere le luci  come se fossi in uno studio fotografico. Ma il bello della fotografia paesaggistica è anche questo. Ti devi adattare, devi essere pronto ai continui cambiamenti.
In riferimento al dover crescere mi sento di dire che non si finisce mai di imparare. Per fare autocritica mi piacerebbe migliorare sulla creatività, nel creare immagini più ‘artistiche’.

Cosa vuoi trasmettere a chi osserva le foto dei tuoi paesaggi?

Nei miei scatti provo a cogliere l’emozione che in quel momento mi trasmette la natura. Contemplandone il fascino cerco di raccontare i suoi silenzi e la sua quiete.

Cosa non deve mai mancare nel tuo equipaggiamento quando organizzi una sessione fotografica? 

Scherzando mi verrebbe da dire uno sherpa… Per chi è appassionato di fotografia di paesaggio come me sa che l’attrezzatura fotografica appesantisce non di poco lo zaino per le proprie uscite. Cerco di portare il minimo indispensabile, ma oltre alla mia mirrorless non posso fare a meno di portare sempre con me il treppiede, le batterie di scorta (soprattutto se l’uscita è in periodo invernale), il grandangolo, l’ottica standard ed il teleobiettivo. Utili sono anche i filtri graduati, soprattutto se si scatta durante la golden hour.

Concludendo Andrea, hai mai pensato di realizzare un progetto fotografico? 

Realizzare un progetto fotografico è sicuramente un obiettivo per gli anni a venire. Quello che mi piacerebbe raccontare attraverso le mie foto è il cambiamento che stanno subendo le nostre montagne.

 

Per scoprire più scatti e restare aggiornati sui nuovi lavori di Andrea:

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