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Tra tutti i progetti che stiamo vedendo crescere a Milano e quelli di cui stiamo sentendo parlare ce n’è uno che in questi mesi è rimasto in disparte, che sta passando in sordina, ma che per tipologia di realizzazione è unico nel suo genere. Nel 2019 Milano avrà, infatti, un nuovo Museo; non sarà tuttavia il Museo del Design di cui si parla da anni, e neppure il Museo della Moda, la cui istituzione viene proposta in ogni nuova area di trasformazione urbanistica in atto a Milano, nemmeno un nuovo Museo di Arte Contemporanea. Il prossimo anno inaugurerà a Milano il Museo di Arte Etrusca, e sarà esposta una collezione molto importante. La maggior parte dei reperti che verranno “offerti” all’interno del museo fa parte della famosa collezione Cottier-Angeli, senza dubbio la più completa raccolta di vasi etruschi del periodo arcaico. La collezione, costituita da circa 200 pezzi, è stata acquistata in Svizzera dalla famiglia Rovati e recentemente riportata in Italia grazie a un accordo con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e alla collaborazione con le Soprintendenze e i Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. A questi importanti pezzi se ne affiancheranno altri di collezioni private che verranno prestati al Museo.
E’ una decisione particolare quella di aprire un nuovo museo sull’arte etrusca, epoca storica importantissima ma per certi versi oscura e limitata, a livello divulgativo, dall’apparente regionalità del suo sviluppo, e dalle culture successive, quella Greca e Romana innanzitutto, così importanti per lo sviluppo della civiltà occidentale e per i lasciti culturali sul territorio italiano.
Quello che sorgerà sarà un Museo particolare non solo dal punto di vista tematico, ma anche della governance poiché, sebbene si tratterà di un’istituzione privata guidata dalla Fondazione Luigi Rovati, rientrerà a pieno titolo nel circuito dei Musei Civici milanesi, grazie ad un accordo tra Fondazione e Comune. Ma probabilmente l’aspetto più interessante sarà quello architettonico, grazie alla complessità spaziale e funzionale espresse nel disegno progettuale di Mario Cucinella Architects, lo studio che ha firmato il progetto.

Schizzo di progetto di Mario Cucinella.

Il progetto architettonico prevede la ristrutturazione e l’ampliamento dello storico palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro, situato a Milano in Corso Venezia 52, nella prestigiosa area che include i giardini pubblici di Porta Venezia “Indro Montanelli” e immobili d’eccellenza quali Palazzo Saporiti. (1912) che ospita il Museo Civico di Storia Naturale, e il Planetario, realizzato nel 1930 dall’architetto Piero Portaluppi.
Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro è stato edificato nel 1871 e ha subito nel corso degli anni numerosi interventi, dalla modifica della facciata principale su Corso Venezia superando i bombardamenti del 1943 e arrivando agli anni Sessanta quando l’immobile fu profondamente trasformato a opera dell’architetto Ferdinando Reggiori, che curò la variazione della sagoma e il rifacimento della facciata verso il giardino interno, e dell’architetto Filippo Perego, che si occupò degli ambienti interni.
Il progetto di cui stiamo parlando riguarda dunque un’area di grande pregio e importanza nel tessuto urbano di Milano, di un palazzo che affaccia su una delle vie più nobili della città, che potrà così contare su una nuova centralità e su nuovi spazi pubblici. Mario Cucinella e Fondazione Rovati vogliono, infatti, creare un luogo aperto e dinamico di cui la parte museale rappresenta un piccola parte degli spazi che verranno ristrutturati nell’edificio; il progetto architettonico prevede, infatti, tre macro interventi.
Innanzitutto verrà messa in campo un’operazione di conservazione e restauro dei cinque piani fuoriterra dell’edificio. Si partirà dal piano terra adibito a caffetteria e libreria/bookshop per poi passare al piano nobile, una “casa ritrovata” pensata per esporre oggetti d’arte; verranno salvaguardati gli arredi interni disegnati negli anni ’70 dall’architetto Perego per recuperare tutti gli strati della storia del palazzo che comincia già nell’Ottocento. Anche gli altri piani dell’edificio verranno restaurati e saranno dedicati a ospitare gli uffici, la sala studio, e gli spazi polifunzionali che ospiteranno incontri e laboratori. Sono inoltre previste una sala conferenze, una biblioteca specialistica e una sala espositiva per ospitare mostre temporanee che renderanno il museo, secondo le intenzioni dei committenti, un luogo vivo di studio e di scambio con altre istituzioni.
Il secondo intervento progettuale interessa la riqualificazione del grande giardino sul retro dell’immobile, progetto sviluppato in accordo con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio. Si tratta di uno spazio nascosto dalle mura perimetrali che lo racchiudono su tre lati, un’area verde privata che sarà aperta al pubblico e potrà essere fruita senza necessariamente visitare il Museo. Questo sarà veramente un luogo unico di Milano, uno di quei tanti spazi che la città ha ma che sono impediti alla fruizione poiché privati; sarà probabilmente il primo cortile nobiliare aperto al pubblico, un luogo di pace che farà rivivere gli agi e i privilegi delle famiglie altolocate milanesi.
Il terzo intervento riguarda, infine, l’ampliamento del livello interrato dell’immobile e la realizzazione del museo ipogeo che ospiterà la collezione di vasi e reperti etruschi. Questo è il fulcro dell’intervento progettuale, elemento architettonico di eccellenza immaginato in piena connessione con il progetto del palazzo. Questo nuovo spazio si caratterizza per forme sinusoidali che creano continuità tra gli ambienti e trasmettono al visitatore un generale senso di fluidità nel percorrerlo. La pietra utilizzata per il rivestimento è posata orizzontalmente su livelli stratificati e, quale materiale “eterno”, naturale e pregiato, offre lo sfondo ideale per l’esposizione delle opere d’arte.

Maquette del Museo Etrusco con le caratteristiche cupole ipogee.

Il progetto di Cucinella è sofisticato e attento alle presistenze ma anche aperto a idee progettuali insolite e di grande finezza compositiva; l’architetto palermitano di nascita, ma di formazione e dimensione internazionale, ha giocato su un terreno molto difficile da gestire, nel centro della città, e su tematiche complesse, dimostrando ancora una volta l’attenzione nel fondere elementi progettuali tradizionali e fortemente innovativi. Ci regalerà un altro grande progetto da scoprire, nascosto, ma unico proprio nelle sue parti fondamentali, come il padiglione ipogeo con quelle che stesso Cucinella ha definito “delle cupole in pietra che ricordano le tombe etrusche”.

Modello volumetrico della parte ipogea del museo.

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