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Nota a margine:
Nulla è più fuorviante e personale delle classifiche di fine anno che, sempre, ripecchiano i gusti di chi le fa e deve scegliere nel mare magnum di libri, film, canzoni o serie TV. Impossibile vedere, leggere o sentire tutto; ma è anche interessante confrontarsi e magari ricredersi su autori o produzioni che non erano state considerate.
Tutti questi discorsi non sono validi per l’architettura, in cui le classifiche sono ancora più fuorvianti e ontologicamente inappropriate. Perchè? perchè in fondo un progetto ha una storia complessa, che non apri sfogli e butti via una volta terminato. Ha molte fasi, e chi è appassionato di architettura le vive ardentemente, segue fedelmente come fosse una serie TV lo sviluppo del progetto. L’inaugurazione è l’atto finale, sebbene dovrebbe in verità essere quello iniziale.
E poi c’è un altro tema: la possibilità di scelta è infinitamente minore rispetto a tutti gli altri campi solitamente soggetti a classifiche. E noi abbiamo ridotto ulteriormente tale possibilità di scelta, concentrandoci su Milano, luogo in cui viviamo e che amiamo. E allora per concludere questa breve introduzione credo si debba fare questa considerazione: più ancora della classifica è la possibilità di scelta che ci rende felici. In un settore come quello immobiliare molto lento, bloccato nel resto d’Italia, a Milano possiamo scegliere, e possiamo farlo tra architetture di qualità. Questo è il miglior per il 2019 che verrà.

    1° Torre GeneraliZaha Hadid Architects

Nonostante l’avessimo già studiata da qualche anno, l’avessimo vista crescere e torcersi solaio dopo solaio, si merita il primo posto. Perchè non sono molti i grattacieli che nascono a Milano (non ancora), perchè alla fine bisogna dirlo: è bellissima. E lo è sebbene risulti un po’ tozza, un po’ azzoppata senza quei dieci piani in più inizialmente previsti. Il collegamento con lo Shopping Distrisct sottostante è pura poesia con quel leggero “velo vetrato” curvo che da continuità. Lo è sebbene l’insegna che ci hanno messo sopra, un reticolo di travi e montanti che non ha convinto proprio nessuno, per lo meno alla luce del sole, dove la mancata continuità tra struttura dell’insegna e torre stona parecchio. lo è perchè Zaha difficilmente sbaglia.

    2° Biblioteca degli alberi– Petra Blaisse dello Studio Inside Outside

Stavamo iniziando a perdere la speranza di vedere questa porzione di Milano viva e aperta al passeggio domenicale. Iniziavamo a disperarci per questa connessione zoppa tra parti di città così importanti. E invece eccola qui aperta ad inizio autunno la Biblioteca degli alberi di Porta Nuova. Lasciata per un periodo chiusa per far attecchire la vegetazione, eccola diventare meta di frequentazione e selfie. Si merita la seconda posizione perchè, nonostante tutto, è una parte di città troppo importante donata ai milanesi. E’ stata da molti criticata (“si ma gli alberi dove sono?”), sicuramente dovrà essere valutata sul lungo periodo quando sembrerà veramente un parco e non un giardino condominiale. Ma in fondo come può non piacere un luogo così aperto alla vista, in una città fitta come Milano, con tanti edifici di pregevole fattura architettonica intorno? E poi i salti di quota, gli assi che tagliano il parco collegando sapientemente la città. La vegetazione si farà anche se ora ha le spalle strette….

    3° Torre Fondazione PradaOMA

Rem Koolhaas . Basterebbe questa come motivazione. Ma l’interesse per la nuova Torre della Fondazione Prada va oltre. Degna conclusione di un progetto bellissimo, unico. E’ l’elemento che spicca e rende conscia la città che questa porzione urbana ha un futuro roseo davanti a se. Una decina di piani di opere di arte contemporanea, alcune molto interessanti, connesse con il resto della città da enormi facciate vetrate rivolte verso la Grande Milano che si apre fino alle Alpi. E cosa dire dell’ascensore rivestito di marmi rosa? Rem Koolhaas, come in ogni suo progetto, gioca con i materiali, con l’aspetto un po’ kitsch che in fondo lo pervade. Ma lo fa in modo sapiente, risultando ironico, mai pesante.

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