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Il tema delle sostenibilità applicato all’edilizia e all’architettura è il cardine di queste materie da ormai una ventina di anni. Non esiste, infatti, o almeno non dovrebbe più esistere, l’idea di progettare senza tenere come elemento fondante del progetto la sua sostenibilità, sia dal punto di vista energetico che nel processo produttivo. L’utilizzo di tecnologie e materiali che riducano il consumo dell’edificio è infatti questione fondativa dell’architettura contemporanea. Negli anni passati su questo tema è stato predominante un approccio scientifico-tecnologico; basato sull’utilizzo di metodi costruttivi e tecnologie mirate alla costruzione di edifici ad impatto zero. Queste metodologie progettuali rispondono molto bene relativamente alla sostenibilità dell’edificio nel corso della sua vita ma trascurano il tema dell’approvvigionamento dei materiali utilizzati che spesso sono molto dispendiosi e inquinanti da produrre.
Esiste un filone dell’architettura molto trascurato dall’establishment accademico e politico che indaga il tema della sostenibilità da un altro punto di vista: riprendendo tipologie, metodi e, soprattutto, materiali della tradizione edilizia del passato. Tali metodi sono, ovviamente, differenti in base ai luoghi e alle risorse a disposizione, ma grazie all’ottimizzazione delle loro tecnologie e all’approvvigionamento a chilometro zero delle materie rendono questo tipo di costruzioni davvero un modello di sostenibilità. In fondo le costruzioni sono nate come semplice bisogno primordiale di riparo dell’uomo, per questo funzionalità e utilizzo di risorse facilmente reperibili sono state per centinaia di anni la base dell’architettura. Legno, pietra, terra, pelli, persino neve sono i materiali da sempre usati in edilizia, ma la loro declinazione in giro per il mondo varia molto a seconda dei metodi costruttivi scelti per assemblare il materiale; questo tipo di edifici rappresentano l’ingegno dell’uomo, la sua creatività espressa in molteplici forme. L’architettura spontanea è insomma l’architettura dell’umanità, della comunità, del popolo e della famiglia che la abita; è un fatto culturale prima ancora che funzionale, estetico e sostenibile.

In un interessante libro sul tema lo studioso Paul Oliver aggiunge un fatto interessante, egli afferma infatti:” nessuno sa con precisione e neppure in modo approssimativo, quanti edifici esistano al mondo, ma alcune stime parlano di cifre ben superiori al miliardo. L’80% o più di questi sarebbero architettura spontanea.” In altri termini questo significa che solo una minima parte degli edifici presenti sulla terra sono progettati da architetti e costruttori professionisti. Ovviamente ciò è ancor più vero in alcune regioni e paesi piuttosto che in altri. In Occidente le legislazioni limitano molto questo tipo di architettura, a differenza di quanto avviene in altre vaste aree del mondo come Africa, Asia e America Latina. L’architettura spontanea dei nostri tempi nelle grandi e moderne città è piuttosto quella degli slum, delle periferie dove sorgono baracche di lamiera, rifiuti e rottami; anch’essa è in qualche modo architettura spontanea.
Il tema è reso ancor più attuale dalle stime che porteranno la popolazione umana a circa 9 miliardi di persone tra una ventina di anni; dove mettere tutte queste persone? Non potremo dare alloggio a tutte le generazioni future in palazzi di cemento, per la semplice ragione che per la produzione di un sacco di cemento viene emesso nell’atmosfera un sacco e mezzo di biossido di carbonio.
Sono queste considerazioni che spingono molti architetti e urbanisti a ispirarsi all’architettura spontanea, imparando a costruire con materiali locali per limitare il nostro impatto sulle risorse del pianeta, oppure, come vedremo in alcuni casi riportati di seguito, dando nuova vita a materiali riciclati come bottiglie, plastica e copertoni.

Moschea di Djennè, Mali. E’ l’edificio in mattoni di fango più grande al mondo.

 

Shibam nello Yemen centrale. E’ conosciuta come la”Manhattan del deserto” per l’altezza delle sue case in mattoni.

 

Case della tribù Ndebele, Sudafrica. Tipiche casa cilindriche in terra sormontato da tetti conici in paglia. I disegni delle mura esterne sono fatte con pigmenti naturali.

 

Le tipiche Minka house giapponesi costituite di legno e paglia per resistere a forti terremoti e nevicate della penisola nipponica.

 

La tipica Toulou House in Cina. La tipica struttura circolare in legno ha diversi vantaggi pratici: facilità di costruzione, migliore stabilità e più economica nell’uso dei materiali.

 

Il Wat Pa Maha Chedi Kaew temple in Tailandia. E’ stata interamente costruita in bottiglie di birra riciclate.

 

Un esempio di Earthship House a Cerrillos in New Mexico. Questo tipo di costruzioni sono interamente costruite di bottiglie riciclate e copertoni di auto tenute assieme da una struttura portante lignea.

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