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Nella città che cambia c’è un processo che sta passando sottotraccia, in silenzio nell’opinione pubblica, nonostante l’importanza per Milano; la definizione dei masterplan delle prime due aree che saranno riqualificate degli ex scali ferroviari milanesi. Il 21 dicembre si è, infatti, conclusa la prima parte del corso indetto da Fs Sistemi Urbani S.r.l. e Coima S.p.a., proprietarie delle aree, con la regia del Comune di Milano. E il 4 aprile avremo l’aggiudicazione definitiva della cordata di progettisti vincitrice, nonché la prima seria indicazioni del disegno urbanistico di due aree importanti come Scalo San Cristoforo e Scalo Farini. Bisogna specificare che da questa prima fase di concorso non verranno fuori le architetture che occuperanno gli scali, bensì piuttosto il disegno delle aree, il posizionamento e la tipologia delle volumetrie che verranno insediate e le loro funzioni, soprattutto nel rapporto del contesto urbano in cui si inseriscono.

Ma facciamo un passo indietro. Nell’ultimo periodo siamo stati occupati a osservare il procedere delle rigenerazioni urbanistiche attive a Milano da circa 15 anni, Porta Nuova – Garibaldi e CityLife, questi progetti, pur con tutte le differenze del caso, sono ormai stati quasi completamente sviluppati. Sebbene manchino, infatti, ancora delle porzioni da edificare e alcuni edifici siano in fase di realizzazione in questo periodo, come Torre PwC a CityLife e Torre Unipol a Porta Nuova, il volto e il valore di queste due aree è già stato profondamente modificato. La realizzazione di questi progetti ha attivato una frizzante attività di riqualificazioni specifiche, sparse su tutta l’area urbana della città, in particolare all’interno della circonvallazione esterna. La richiesta di nuove abitazioni e la presenza di molti spazi vuoti o di edifici da riqualificare, coniugata al rilancio del mercato immobiliare e dell’immagine della città sul panorama mondiale, ha fatto sorgere nuovi cantieri ovunque negli ultimi 2-3 anni; emblematico resta lo sviluppo di tutta quell’area indicata negli anni ’50 come “Distretto Direzionale” che dalla stazione Garibaldi arrivava fino alla Stazione Centrale. In questa parte di città Coima la fa da padrona, sullo slancio di tutta la prima fase di riqualificazione.

Ma qual è la nuova sfida per una città che non vuole stare davanti allo specchio a guardarsi? A livello mediatico, probabilmente, la candidatura alle Olimpiadi invernali del 2026 sarà il tema dei caldo dei prossimi sei mesi, fino all’aggiudicazione di giugno. Pochi giorni fa è stata presentata la candidatura congiunta tra Milano e Cortina e la città lombarda si è presa una bella fetta di eventi e responsabilità, che si rifletteranno dal punto di vista architettonico su alcune importanti aree della città; le Olimpiadi potrebbero essere, infatti, l’acceleratore di sviluppo per molte aree in attesa di definizione urbanistica, come gli scali, oppure portare a compimento impianti di cui si parla da anni come il palazzetto dello sport di Milano Santa Giulia, per non parlare di San Siro, dove è prevista la cerimonia di apertura. Nonostante le vicissitudine politiche alla fonte di tale candidatura, in cui una volta di più è stata messo in mostra il sentimento divisivo in questa fase storica del paese, le candidatura alle Olimpiadi invernali ha messo d’accordo quasi tutti i milanesi, forti della buona riuscita di Expo e dell’impulso che le Olimpiadi avevano dato ad una città come Torino. Ma se questa aggiudicazione riguarda, non solo l’aspetto urbanistico, architettonico, ma intende rafforzare l’immagine di Milano nel mondo, ciò che cambierà davvero il disegno della città nei prossimi anni è la riqualificazione degli ex Scali Ferroviari. Stiamo parlando delle aree: Scalo Farini, Scalo Romana, Scalo e Stazione di Porta Genova, Scalo Basso di Lambrate, parte degli Scali Greco-Breda e Rogoredo, aree ferroviarie San Cristoforo. Le due aree più interessanti per posizione e dimensione sono lo scalo Farini, che si sviluppa su un’area complessiva di 404.000 mq e lo Scalo di Porta Romana che occupa un’area di 187.300 mq proprio di fronte alla Fondazione Prada. Il processo è stato lungo, ha coinvolto soprattutto la precedente giunta, ha coinvolto molti enti tra cui il Politecnico che ha realizzato uno studio di fattibilità e delle analisi sul territorio, molti architetti di fama mondiale, tra cui Boeri, Zucchi, Benedetta Tagliabue, Ma Yansong e Francine Houben, che hanno firmato le “5 visioni” preliminari su cui sviluppare un dibattito pubblico e una condivisione di idee e bisogni con tutta la città. Questo lungo processo è culminato con l’Accordo di Programma sancito in data 22 giugno 2017 tra il Comune di Milano, la Regione Lombardia, Ferrovie dello Stato Spa, FS Sistemi Urbani S.r.l., Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. e Savills Investment Management S.G.R. S.p.A. Tale accordo ha avviato un importante processo di rigenerazione delle aree ferroviarie dismesse o in via di dismissione della città, processo di rigenerazione strategico per il futuro dell’area metropolitana milanese e per la qualità della vita urbana. 
In virtù dell’ art. 9, commi 2 e 9 dell’Accordo di Programma, ai sensi del quale “i Proprietari delle Unità Scalo e Valtellina…eventualmente anche singolarmente, procederanno ad avviare gli atti finalizzati allo svolgimento delle procedure concorsuali per il perfezionamento del Masterplan viene bandito il presente Concorso per la redazione del Masterplan per le Zone Speciali di Farini e di San Cristoforo.

L’area di Scalo Farini.

Se per l’area di San Cristoforo le linee guida dell’Adp prevedono la creazione di un’area verde di filtro tra la parte centrale della città e il Parco Agricolo Sud, l’area Farini si posiziona come logica continuazione di tutto lo sviluppo di Porta Nuova – Garibaldi, ragione per la quale Coima si è interessata all’area e motivo per cui è questa, probabilmente, l’area di riqualificazione più ambita. Le indicazioni generali riportate sull’Accordo di Programmi sottolineano, innanzitutto, la centralità di temi quali, la mobilità dolce, il verde pubblico e l’attenzione per l’ambiente, la facilità di accessibilità e la connessione con il resto del tessuto urbano. Sulla relazione di questi aspetti, sullo studio delle aree saranno pensati i masterplan per le aree degli Scali, ad iniziare da quello di Farini che verrà presentato ai milanesi con l’aggiudicazione del bando di gara ora in corso. Nel primo step sono stati selezionati cinque gruppi di progettisti ritenuti i migliori per sviluppare un progetto urbanistico così impegnativo. Da quello che è trapelato hanno partecipato al concorso i migliori studi internazionali e italiani. Riportiamo di seguito i cinque gruppi selezionati così come presentati sul sito del concorso:

BAUKUH (Italia)

Gruppo/Team:

  • ONsite (Italia)
  • Christ&Gantenbein(Cina)
  • Atelier Kempe Thill (Paesi Bassi)
  • LOLA (Paesi Bassi)
  • Tekne (Italia)
  • Cundall (Inghilterra)

Baukuh è uno studio giovane italiano, noto ai più per il progetto della Casa della Memoria a Milano. Nel loro gruppo ci sono i milanesi ONesitestudio e gli svizzeri Emanuel Christ e Christoph Gantenbein, che sono fra le nuove leve; dell’architettura internazionale, gli Olandesi Atelier Kempe Thill, autori di numerosi masterplan e i paesaggisti di Lola, oltre a Tekne e Cundall. E’ un gruppo di progettisti giovani ed emergenti.

OMA (Paesi Bassi)

Gruppo/Team:

  • Laboratorio Permanente (Italia)
  • Vogt Landscape Architects (Cina)
  • Philippe Rahm Architectes (Francia)
  • Net Engineering (Italia)
  • Ezio Micelli (Italia)
  • Arcadis Italia (Italia)
  • Temporiuso.net (Italia)
  • Luca Cozzani (Italia)

OMA di Rem Koohlas (Fondazione Prada) guida un gruppo con i milanesi di Laboratorio Permanente, i noti paesaggisti dello studio Vogt e l’emergente Philippe Rahm, architetto noto per la l’approccio ecologico ai progetti. Completano il gruppo professionisti italiani esperti nell’affrontare i temi della rigenerazione e riuso urbano. Sotto la guida di Koohlas un gruppo ben strutturato e interessante.

ARUP (Italia)

Gruppo/Team:

  • Snohetta (Norvegia)
  • Grant Associates (Inghilterra)
  • Systematica (Italia)
  • Golder (Italia)

Arup Italia guida un Gruppo con i norvegesi di Snohetta, architetti e urbanisti noti ai più per il progetto di rigenerazione di Times Square, con l’importante Studio Grant per il paesaggio, Systematica per la mobilità e Golder. L’esperienza e competenza di Arup si integra con la creatività di Snohetta e le grandi competenze degli altri componenti il gruppo.

GRIMSHAW (UK)

Gruppo/Team:

  • Future City (Inghilterra)
  • Elioth (Inghilterra)
  • DAP Studio (Italia)
  • Urban Silence (Inghilterra)
  • SEC (Italia)
  • Studio Antonio Perazzi (Italia)

Sir Nicolas Grimshaw, uno dei maestri dell’architettura inglese contemporanea, guida un gruppo anglo italiano ben assortito e di grande qualità, con gli esperti di rigenerazione urbana di Urban Silence, la grande esperienza e competenza di Elioth, e gli italiani  DAP, SEC e Perazzi a completare la squadra.

Kengo Kuma and Associates Europe (FR)

Gruppo/Team:

  • MAB arquitectura (Italia)
  • Laps arquitecture (Francia)
  • Agence Ter (Francia)
  • Franck Bouttè Consultants (Francia)
  • VIA Ingegneria (Italia)

Il giapponese Kengo Kuma è uno dei maestri dell’architettura contemporanea, con lui nel gruppo ci sono i milanesi di MAB e i francesi di LAPS, giovani ed emergenti, i noti paesaggisti francesi di Agence Ter oltre all’esperto di sostenibilità Franck Bouttè e Via Ingegneria.

I nomi presenti sono molto noti nel mondo dell’architettura italiana e internazionale; i vincitori della prima fase sono molto eterogei da “superpotenze” dell’architettura ad architetti giovani ed emergenti. Nelle prossime uscite analizzeremo ogni group leader vincitore, mostrando alcuni progetti svolti per prepararci alla fine del concorso nell’aprile 2019. Per arrivare preparati e sognare un po’ lo sviluppo prossimo della nostra città.

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