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La Fondazione Prada, situata in Largo Isarco 2, il 20 aprile ha ufficialmente aperto la Torre, l’ultimo edificio mancante. Viene finalmente a completarsi, quindi, la sede di Milano, già inaugurata nel maggio 2015. Nata dalle fondamenta di una distilleria dei primi anni del Novecento, la Fondazione è completamente ricostruita e ricreata ad opera di Rem Koolhaas con Chris van Duijn e Federico Pompignoli dello studio OMA.

La Torre si innalza per 60 metri, inserendosi, così, nel paesaggio urbano. È composta da nove piani, sei dei quali ospitano sale espositive, per una superficie totale di quasi 2.000 mq, mentre gli altri tre accolgono, invece, un ristorante e i servizi per i visitatori. La struttura, verrà, inoltre, completata a breve da una terrazza panoramica di circa 160 mq, dotata di rooftop bar, che si aprirà sullo Skyline milanese.

Alcune delle particolarità più visibili della Torre, risiedono proprio nella sua struttura architettonica, percepibili sia internamente che esternamente. Internamente, ognuno dei suoi piani si configura come uno spazio unico, con specifiche condizioni ambientali, tantoché, metà dei livelli, si presenta a noi con base trapezoidale, e gli altri a pianta rettangolare. L’altezza dei soffitti, invece, è crescente man mano che si sale di piano, si parte dai 2,7 metri nel primo piano per arrivare agli 8 metri nell’ultimo. Esternamente, al contrario, le variazioni sono percepibili in quanto tutte le facciate sono caratterizzate da una successione di superfici composte da vetro e da cemento bianco, donando così ad ogni piano, un’esposizione alla luce differente. Nel lato sud della Torre, infine, è presente un ampio ascensore panoramico, posizionato esternamente alla parete, che permette al visitatore di godere dall’alto tutta la Fondazione.

Ad oggi i sei piani degli spazi espositivi, sono occupati da Atlas, progetto nato dal dialogo tra Miuccia Prada e Germano Celant. È composto da una trama di elementi eterogenei che, messi in scena nei diversi piani, danno forma ad un unicum, in cui diverse espressività riescono a dialogare tra di loro. Allo stesso tempo però, Atlas, cerca di spiegare come la scelta del curatore di raccogliere dipinti, sculture e installazioni non si discosti dalla tradizionale attitudine della Fondazione. Nelle diverse mostre, infatti, si è sempre cercato di assumere un aspetto corale e multidisciplinare, sottolineando il valore culturale dell’inclusione di: arte; architettura; cinema; filosofia; danza; musica; design e moda.

I lavori espositivi sono stati realizzati tra il 1960 e il 2016, ed è possibile ritrovarci una selezioni di prospettive delle mostre tematiche e collettive che Fondazione Prada ha messo in scena dall’apertura ad oggi. È un introdursi all’interno di raccolte d’arte e attività espositive, che offrono di volta in volta una lettura ed un attraversamento inedito. Seppur la volontà della Fonazione è di far durare questo progetto ad hoc a lungo tempo, non si è comunque indifferenti alla possibilità di agire attraverso interventi temporanei, così che Atlas diventi un progetto aperto.

 

 

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