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Per il secondo Staff Pick del mese di Novembre, Chora ha deciso di premiare Martina e Saverio, viaggiatori, fotografi, scrittori e creatori del blog Always Ithaka. In questo caso abbiamo voluto premiare un progetto il cui segno distintivo non fosse esclusivamente quello della creatività, ma che fosse legato ad un altro tema a noi molto caro, quello dell’ecologia e della sostebilità. Sì perchè il modo di viaggiare di Martina e Saverio rispecchia in pieno questi aspetti e vuole ispirare i propri lettori ad un cambiamento verso un turismo etico ed ecosostenibile. Abbiamo intervistato i due protagonisti di questo Staff Pick, per farci raccontare come fare a raggiungere questi obbiettivi e per sognare luoghi lontani.

Ciao Saverio e Martina; Chora di solito si occupa di progetti che hanno a che fare con la creatività. Ma con le nostre ultime esperienze e gli ultimi progetti che abbiamo sviluppato ci siamo sempre più avvicinati al tema della sostenibilità ambientale. Per viaggiare ci vuole certamente una certa creatività, o meglio curiosità e voglia di scoprire, ma quello che più di tutto ci ha interessato del vostro blog Always Ithaka è proprio questo interesse nel (cito dal vostro sito)“promuove un turismo etico e sostenibile che tuteli il pianeta e valorizzi le realtà autoctone. Votato, quindi, allo sviluppo economico della popolazione locale e a ridurre il più possibile l’impatto ambientale del viaggio”. Innanzitutto, siete subito partiti con quest’idea o questo approccio è nato in voi viaggio dopo viaggio, constatando tutti gli influssi e i lati meno positivi del viaggiare?

Quest’idea, questo modo di viaggiare è nato a cavallo tra due viaggi. Il primo, a Zanzibar, organizzato con tutti i crismi del tipico viaggio in resort e che ci ha messo di fronte all’evidenza di tutto ciò che avremmo perso con quello stile di viaggio. È stata una riflessione spontanea, nata proprio quando, dopo l’atterraggio, abbiamo attraversato l’isola in jeep per raggiungere il nostro albergo. La strada in terra battuta era attraversata da pollame in fuga, bambini nudi che si rincorrevano evitando le auto e lasciando piccole impronte nella terra scura. A bordo strada, contadini portavano vacche al pascolo tirando corde lise, donne cariche di cibo e figli camminavano ondeggiando nei colori sgargianti dei Kanga dirette verso grumi di case di fango rosso. In quei pochi scorci di vita zanzibarina abbiamo capito tutto quello che non avremmo trovato varcando le porte dell’ingresso del resort. Inutile dire che tra quelle strette mura all’occidentale ci siamo rimasti poco o niente. Il secondo viaggio è stato quello che ci ha definito come viaggiatori, quello che ha smussato ogni remora e ci ha gettati dentro Ithaka prima ancora che ce ne rendessimo conto. Avevamo da poco prenotato il volo per il Nepal quando un terremoto di magnitudo 7,8 ne devastò la valle della capitale. Quando arrivammo in città ci rendemmo conto che il flusso turistico era quasi del tutto fermo. In strada la gente ci ringraziava, ci stringeva la mano, per il solo fatto di essere lì a testimoniare che il Nepal non fosse un paese morto, sepolto sotto un cumulo di macerie, ma una terra viva piena di persone decise ad andare avanti e ricostruire. Tra le strade squarciate, i templi vaporizzati e tutte le meraviglie che, invece, hanno resistito ai crolli, ci siamo resi conto che forse era tempo che il turismo cominciasse ad essere utile e non più solo un deflusso di esperienze impacchettate da canali occidentali. Ithaka è nata così, per la voglia immensa di raccontare tutto quello che abbiamo imparato a intravedere tra le fessure di palazzi crollati e polveri sottili. Ithaka per noi è proprio questo, la porzione di vita tra gli interstizi canonici dei percorsi turistici.

C’è una frase sul vostro sito che mi è piaciuta molto: “L’obiettivo di Always Ithaka è “semplice”, salvare il mondo un viaggiatore alla volta”. Anche in questo caso torniamo al tema precedente; sappiamo che la nostra generazione ha avuto questa grande opportunità, la libertà di muoversi e di vedere molti posti diversi, in sempre meno tempo, e riuscendo ad accedere a porzioni sempre più ampie del mondo. E’ una fortuna che i nostri genitori probabilmente non hanno avuto, anche solo per questioni logistiche. Come si coniuga questo aspetto con l’etica della sostenibilità e del rispetto per il globo?

La fruibilità dei viaggi è una conquista ma anche una minaccia. Il turismo di massa non perdona, anzi, definisce canoni e segna tracciati in funzione di ciò che l’industria turistica ritiene opportuno offrire. Di contro, il turismo è una fonte inarrestabile di ricchezza e apertura, non solo implica un flusso di denaro gargantuesco, parliamo di 1159 miliardi di dollari, che, se ben indirizzato, può contribuire allo sviluppo e alla ricchezza dei paesi di destinazione ma,soprattutto, comporta un’intensificazione di scambi e relazioni umani a doppio senso. Il turismo ha il potenziale per rispettare tutti i macrolivelli della sostenibilità ovvero quello economico, ambientale e quello sociale. Bisognerebbe quasi sviluppare un’etica del buon viaggiatore che ispiri a concentraresi sulle realtà locali, contribuendo alla crescita economica, che punti a lasciare un’impronta quasi invisibile sul territorio e che miri alla conoscienza della cultura del luogo, delle abitudini della popolazione, delle realtà nascoste che meritano di essere scoperte ma che devono essere rispettate. Per essere buoni turisti dovremmo essere in grado di viaggiare in punta di piedi, imparando a discernere i modi migliori per combattere le realtà nocive che, inevitabilmente infestano il globo.

A vostro avviso tutelare il pianeta e valorizzare le realtà autoctone sono due facce della stessa medaglia, o sono aspetti che stanno su piani diversi, sociale e ambientale? Turismo sostenibile è un cappello che tiene insieme entrambe le cose, ma come vi occupate di uno e dell’altro aspetto?

Abbiamo sviluppato la convinzione che siano intrinsecamente correlate, che da una dipenda l’altra e viceversa e che, perciò, non siano definizioni e temi da trattare a compartimenti stagni. Ciò che proponiamo su Ithaka è di cominciare ad interessarsi ai temi sociali, alle dinamiche politiche, ai problemi ambientali, anche dovuti al turismo, in modo da organizzare viaggi che siano etici e sostenibili. Promuoviamo, ad esempio, alberghi a conduzione locale, esperienze gestite da persone del luogo non legate a compagnie occidentali, per quanto possibile, ma non solo. Spesso cerchiamo di trovare attività votate al recupero e alla riabilitazione delle fasce di popolazione più a rischio, come ex vittime della tratta di esseri umani. Siamo molto attenti, inoltre, a cercare e proporre attività che non ledano in alcun modo ad animali ed ambiente, proprio perchè l’interazione tra l’uomo e la natura deve essere il più possibile positiva e spontanea e non lesiva e controllata.

Ve lo devo chiedere, perché è un tema scontato ma a cui viene dato grande risalto. Greta ha rimesso sul piatto la questione ma già molti studiosi prima di lei avevano preferito, per esempio, partecipare a convention tramite skype, piuttosto che recarsi di persona; come possiamo sentirci meno in colpa viaggiando e prendendo molti aerei all’anno?

Su questo punto cerchiamo di essere il più trasparenti possibile. Non esistono voli ecologici, volare è dannoso per il pianeta, punto. Abbiamo ridotto all’osso i voli necessari alla nostra attività e al nostro desiderio di spostarci, cercando di prediligere spostamenti a terra e, spesso, unendo più viaggi in uno solo in modo da ridurre le emissioni. Quello che vogliamo trasmettere, con Ithaka, è che non basta mettere il bando ad un fattore inquinante per risolvere il problema. Dobbiamo sviluppare stili di vita coerenti ed etici che ci permettano di fare tanto, tantissimo, a partire dalla vita di tutti i giorni. Smettere di usare prodotti usa e getta è praticamente, ma non del tutto, inutile se non si smette di acquistare abiti nell’industria del fast fashion i cui materiali sono principalmente deirvati del petrolio, ergo fratelli morbidi della plastica. E ancora, l’industra alimentare è uno dei problemi che maggiormente minaccia l’ambiente, nonchè la salute degli animali. Stili alimentari più coscienti e responsabili sono una delle risosrse più preziose che abbiamo a disposizione. Essere viaggiatori significa venire a contatto con il vero volto dell’inquinamento, dello specismo, della mancanza di diritti e dignità umana. Sono immagini che non lasciano indifferenti e che spingono a voler fare qualcosa, per quanto piccolo o localizzato sia. Soprattutto su instagram cerchiamo di mostrare tutti i cambaimenti quotidiani che scegliamo di fare per vivere vite più etiche e sostenibili, dall’alimentazione agli acquisti. Il messaggio di Greta Thunberg crediamo sia questo, che ognuno di noi può e deve fare qualcosa. Cambiare le proprie abitudine è un percorso, un viaggio potremmo dire, che principia con una presa di coscienza. Come viaggiatori possiamo puntare a minimizzare il nostro impatto, come blogger a promuovere un modo di viaggiare più etico, come fotografi a testimoniare tutto ciò che vediamo, bello o brutto che sia, come attivisti a protestare per i diritti che ci vediamo negati o che, con questo stile di vista consumista, stiamo negando al futuro, come esseri umani a migliorarci e lottare perchè nessuno al mondo venga dimenticato.

Ci raccontate in due parole qualcosa di voi, com’è nato questo blog e qual è il vostro background? Insomma è proprio come ci si immagina che sia andata? Mettiamo da parte il resto e viaggiamo? E’ il sogno di molti…

Ithaka, come spiegato prima, è nata prima che ne rendessimo conto, ma è divenuta realtà mentre eravamo in Islanda, dopo essere stati in Cornovaglia. Eravamo in un caffè nel centro di Reykjavik e ci siamo semplicemente detti che era ciò che avremmo voluto fare.
Siamo freelance, Save è un fotografo/videomaker ed io una fotografa, perciò le nostre professioni ci consentono una flessibilità notevole. Abbiamo scelto di vivere una vita di viaggi, di incertezze, di rischi quotidiani. Non abbiamo fatto questa scelta alla leggera ed è una cosa che ribadiamo sempre. Abbiamo due professioni avviate e io sto conseguendo una laurea magistrale e lo raccontiamo per dimostrare che non è necessario mandare all’aria i progetti o i sogni di una vita per conseguirne uno solo, si può avere il pacchetto completo, con la giusta dedizione, determinazione e quel pizzico di sconsideratezza che ci fa partire ogni volta che sentiamo il vento cambiare.

Avete visitato tantissimi posti belli e lontani; il vostro modo di raccontare i viaggi, anche tramite la pagina di Instagram ci piace molto. Non è mai scontato e mostrate degli aspetti nascosti tramite foto molto belle. Sul blog cercate sempre di presentare aspetti diversi del luogo con approfondimenti ad hoc. Vi ispirate a qualche altro blog, o a qualche guida, o più romanticamente a qualche grande viaggiatore del passato? Vi muovete tra la folla con taccuini di viaggio?

I nostri riferimenti sono i grandi ed ineguagliabili, da Fosco Maraini a Kapuściński, da Steve Mccurry a Paul Nicklen passando per Cristina Mittermeier e Paul Hansen. Questa domanda cade ad hoc, abbiamo un piccolo archivio di foto della Marty che scribacchia nei posti più impensabili spesso finendo con l’inciampiare o prendere in pieno dei pali. Detto questo, taccuino e macchina fotografica sono sempre con noi,a nostro rischio e pericolo.

Per concludere vi chiedo se avete voglia di condividere due confessioni con i lettori di Chora. Il viaggio preferito che avete fatto? E il prossimo viaggio in cantiere per Always Ithaka?

Il viaggio più bello che abbiamo mai fatto è stato quello appena conclusosi, due mesi in Asia tra Thailandia, Cambogia, Vietnam, Taiwan, Giappone, Corea del Sud e Malesia, ma credo che per noi valga l’assioma dei viaggiatori, quello per cui il viaggio più bello debba ancora venire. Scegliere la nostra destinaizione preferita, invece, questo è un po’ più complicato. Potremmo dire che torniamo in Islanda una volta l’anno,che il Giappone è uno dei paesi in cui vorremo vivere, che riteniamo la Cambogia il paese da visitare almeno una volta nella vita e che le isole Maldiviane, quelle abitate, senza resort e con il divieto di indossare i bikini e consumare alcolici, siano uno dei luoghi in cui ci sentiamo più a nostro agio. Il viaggio dei sogni di Ithaka, beh, credo che le Svalbard e l’Antartide siano in cima alla nostra lista. Anche se forse, un giro del mondo in treno e bus, senza biglietto di ritorno e con la prospettiva di non avere una direzione è ciò che più ci si addice.

Grazie Saverio e Martina! Vi continueremo a seguire sulla vostra pagina di Instagram e sul vostro blog:  alwaysithaka.com

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