Exit

Nella terza puntata del viaggio di Chora nel futuro di Milano ci soffermiamo su un architetto che non ha bisogno di presentazioni: Dominique Perrault. L’architetto francese può considerarsi, a tutti gli effetti, una vera e propria star dell’architettura contemporanea, un maestro, ispiratore di generazioni di architetti e vincitore di importanti premi; il sessantacinquenne Perrault è infatti sulla scena dell’architettura Francese ed internazionale ormai dal 1981, data di fondazione del proprio studio parigino. Il trampolino di lancio arriva nel 1989 con il primo posto ottenuto nel concorso di progettazione della nuova Biblioteca Nazionale di Francia, un progetto molto impegnativo per un architetto di 36 anni e forse unico per il clima culturale e politico che la Francia dell’epoca, guidata dal presidente Mitterand, stava vivendo. La complessità di questo progetto e la sua positiva riuscita diedero grande impulso a Perrault, che iniziò a mostrare qui alcuni temi cari al suo repertorio e al movimento architettonico francese, come l’alleanza tra il “monumento-oggetto” e la tecnologizzazione avanzata che tra anni ’70 e ’80 diventò l’elemento cardine dell’architettura. Questo progetto gli valse, inoltre, nel 1997 il prestigioso premio Mies van der Rohe Pavillon Award, e con esso il sopraggiungere di importanti commesse internazionali.
Lo stile di Perrault viene descritto molto bene nel resoconto che ne fece l’Università di Bucarest in occasione del conferimento della laurea honoris causa “La prima peculiarità dello stile di Perrault, saldamente connesso ad un categorico bisogno di arricchire l’architettura, concerne l’eloquente interpretazione di alcuni spunti tratti dal minimalismo e dall’arte concettuale. In Dominique Perrault, il vocabolario della progettazione architettonica tende ad una riduzione della sintassi, non della morfologia. La seconda riguarda il suo approccio aperto e flessibile, ben disposto ad accettare le incertezze, ma non i dogmatismi e la critica al ruolo privilegiato assunto dallo stile e dalla composizione nell’architettura moderna. La terza peculiarità mette in rilievo l’idea di come l’architettura possa essere concepita come parte di un paesaggio, entro la topografia delle relazioni fondamentali. La quarta dà particolare risalto alla sua esperienza con lo spazio e la materialità. Essendosi ispirato dalla temperie modernista, le sue facciate vetrate, distaccate dalla struttura ed intensificate dalla luce, le sue creazioni in vetro o metallo […] sembrano essere un tributo alle tecnologie contemporanee, senza però mai risultarne sottomesse. L’innovazione spesso penetra il livello meramente ingegneristico.”
La ricerca di una sintesi tra poetica e tecnicizzazione sono quindi la cifra stilistica di Perrault che, come solo i grandi architetti hanno avuto l’opportunità di fare, ha potuto applicare il proprio stile in opere di grandi dimensioni, come università, impianti sportivi, biblioteche, grattacieli, in cui quindi l’elemento monumentale è parte integrante del processo progettuale.

Perroult ha già operato in Italia, celebre è il suo progetto per Piazza Garibaldi a Napoli, dove ha creato una grande promenade ipogea coperta da “vele” in acciaio. Il progetto, molto importante per la sua ubicazione, proprio di fronte alla principale stazione ferroviaria partenopea è stato da più parti apprezzato, come sottolineato da Massimiliano Fuksas a pochi giorni dall’inaugurazione della stazione, “il miracolo di Dominique Perrault è quello di aver portato la luce giù fin dentro i binari, fino nei più reconditi meandri della metropolitana, a quaranta metri sotto la piazza. Come per mostrare le viscere di Napoli, per portare la luce e la vita in luoghi ancora inesplorati”.
Perrault ha operato anche a Milano, ma con progetti che si possono ritenere secondari rispetto ad altre sue produzioni. Si è occupato della riprogettazione dell’Excelsior in centro città e della costruzione delle due “Torri pendenti” a Rho, accanto alla fiera di Milano. E’ stato protagonista anche del ridisegno di Piazza Gramsci a Cinisello Balsamo.
Il suo raffinato stile sempre in bilico tra grandiosità e sobrietà e la sua capacità di operare su grandi progetti crediamo possa ben coniugarsi con le possibilità e gli spazi offerti da Milano. Rispetto allo sguardo di MVRDV, che si concentrano di più sui grandi temi dell’architettura – ambiental e sociale in particolare -, quella di Perrault è una risposta sul futuro di Milano prettamente stilistica, ma non per questo vuota di importanza e significato, secondo la regola per cui sono anche le grandi architetture a fare grandi le città.

1989_1995,Biblioteca di Francia, Parigi

1992_1999, Olympic Velodrome and Olympic swimming pool, Berlino

1996_2004, Innsbruck Town Hall, Innsbruck

1999-2008, ME Barcelona Hotel, Barcellona

2002-2009, Olympic Tennis Stadium, Manzanares Park, Madrid

2004-2008, Ewha Womans University, Seoul

2004-2014, DC Towers, Vienna

Seguici e condividi su Facebook:
Close
Go top
Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial