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Ciao Jacopo, è un gran piacere avere la possibilità di scambiare 4 chiacchiere con te, e con l’occasione farti qualche domanda sul tuo nuovo progetto fotografico.
Ma partiamo dall’inizio:

Cosa rappresenta per te la fotografia?

Ciao Chora, grazie per l’opportunità. La fotografia per me è una guida, un modo di vedere le cose, ciò che mi permette di comunicare la mia visione del mondo. La utilizzo come una sorta di diario in cui annoto sotto forma di luci e ombre i miei pensieri.

 

 

Com’è nata questa tua passione?

Non saprei dirlo, diciamo che c’è stato un colpo di fulmine da bambino. Mi hanno sempre affascinato le macchine usa e getta, poi mi è stata regalata la mia prima macchina a pellicola e da lì è stato un tira e molla culminato col mio percorso di studi presso l’Istituto Italiano di Fotografia a Milano. Diciamo che dall’adolescenza mi ha sempre accompagnato e non mi sono mai trattenuto dallo sperimentare varie tecniche, stili e tutt’oggi continuo a farlo perché sono convinto che la fotografia sia dinamica e come tale ha bisogno di crescere.

 

 

Oggi su Chora presentiamo Mermaid, un tuo progetto fotografico personale profondamente legato al tema ambientale.
Raccontaci com’è nato, e se la realizzazione è stata influenzata da esperienze personali.

Mi fa molto piacere parare di questo progetto perché è una serie che mi sta molto a cuore. Ho passato tutta l’infanzia e l’adolescenza a nuotare dopodiché ho intrapreso la carriera da allenatore quindi diciamo che l’acqua mi ha sempre accompagnato ed è l’elemento in cui mi sento più a mio agio e da qui nasce l’idea di raccontare il nostro rapporto. Volevo raccontare una storia d’amore e libertà, il bisogno di evadere tuffandosi, lasciarsi trasportare dalle onde, farsi cullare da quel silenzio ovattato che si percepisce solo sott’acqua.

 



Quale pensi possa essere il ruolo della fotografia e più in generale dell’arte nei confronti dell’attenzione per l’ambiente?

L’arte gioca un ruolo fondamentale perché è un potentissimo mezzo per arrivare dritto al cuore delle persone e se utilizzata in maniera intelligente può portare a riflettere seriamente. In particolare la fotografia e l’immagine filmica ci consentono di conoscere ed esplorare mondi a noi sconosciuti e che molto, anzi troppo spesso, stanno mandando un urlo di aiuto. Credo fortemente che il nostro lavoro possa, e debba in certi casi, prestarsi a far uscire la gente dalla propria comfort zone e accorgersi dei reali problemi che stiamo causando al mondo con i nostri comportamenti.

 

 

 

Quali sono i fotografi che maggiormente hanno influenzato i tuoi scatti? E quali sono i libri di fotografia che un appassionato deve assolutamente avere nella propria libreria?

Devo molto al corso di storia della fotografia tenuto da Sara Munari durante il mio percorso di studi all’Istituto Italiano di Fotografia. Ho osservato e compreso i lavori di tantissimi fotografi che mi hanno ispirato ognuno a proprio modo.
Due letture secondo me fondamentali e dalle quali ho tratto molta ispirazione sono “L’errore fotografico-una breve storia” di C.Cheroux e “La fotografia come arte contemporanea” di Charlotte Cotton.

 

 

 

Che tipo di consigli ti sentiresti di dare a chi decidesse di intraprendere la strada della fotografia?

Consigli ce ne sono molti, dallo studiare un sacco la storia della fotografia e quella dell’arte, studiare la tecnica e la composizione fotografica. Pero secondo me è fondamentale non dare troppa importanza al mezzo, fidarsi del proprio occhio e del proprio istinto, lasciarsi guidare dalla luce e innamorarsi delle ombre, sperimentare e uscire dalla propria comfort zone perché è lì che ci mettiamo davvero in gioco e riusciamo a tirar fuori da noi le idee migliori.

 

 

Ringraziandoti per la disponibilità che ci hai dedicato, non ci resta che farti tantissimi complimenti per il lavoro svolto e augurarti tantissima fortuna per il tuo percorso.

 

Jacopo.pls

 

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