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Se esiste una cosa complicata e dibattuta nella storia dell’architettura è la sintesi tra funzionalità ed estetica; da sempre gli architetti si sono trovati di fronte ad una mediazione, tra il sentirsi completamente demiurghi, creatori, quasi scultori, e il dover rispondere ad esigenze pratiche e sociali. “Lessi is more”, e il dibattito successivo alla posizione di Adolf Loos così ben espressa in una sola sentenza, è solo la frase che ha cristallizato l’importanza di questo tema nel secolo scorso. Viene dunque da chiedersi se vi sia qualcuno che oggi si inserisca in questo spazio della cultura progettuale sintetizzando al meglio questi due aspetti. La risposta è – forse – sì, e la figura che la incarna è quella di Bjarke Ingels. Architetto danese classe 1974, Bjarke ha già vinto un Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2004, è già stato nominato dal Wall Street Journal “Architectural Innovator of the Year” nel 2011 ed è stato inserito nel 2016 dal Time tra le 100 personalità più influenti al mondo. Carriera fulminante quella di Bjarke, che a poco più di quarant’anni può ancora essere annoverato nella nuova generazione di progettisti – poiché si sa, per gli architetti l’età va considerata in modo del tutto particolare, un ingegnere non è già più giovane a 30 anni mentre un architetto lo è ancora a 40 a causa del mercato del lavoro. Figlio degli scambi universitari, dei primi Erasmus, si laurea a Copenaghen dopo uno scambio all’università Politecnica della Catalogna. Dal 1998 al 2001 lavora a Rotterdam nello studio di Rem Koolhaas OMA dal quale ben presto si separa per fondare il suo primo studio PLOT insieme alla collega, conosciuta durante l’esperienza presso OMA, Julien de Smedt. La società rapidamente raggiunge il successo, ricevendo notevole attenzione nazionale e internazionale per i loro progetti creativi. Essi hanno ricevuto un Leone d’Oro alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2004 per la proposta di una nuova casa della musica presso Stavanger, in Norvegia. Il loro primo risultato importante è stato il pluripremiato progetto Case VM a Ørestad, Copenaghen, nel 2005. Nonostante il suo successo, PLOT viene sciolto nel gennaio 2006 e Bjarke Ingels crea Bjarke Ingels Group, BIG, lo studio che ancora oggi dirige e che conta circa 400 dipendenti tra Copenaghen e New York.

Bjarke Ingels è oggi uno dei grandi polarizzatori della scena architettonica mondiale, dopo i suoi primi progetti, soprattutto residenziali, in Danimarca oggi BIG è attivo in molte parti del mondo e lo stesso Bjarke si è trasferito dalla città natale Copenaghe a New York dove ha portato il suo stile e il suo approccio alla progettazione.
Sempre in bilico tra umorismo, funzionalismo e attenzione ai temi sociali Bjarke ha sviluppato un linguaggio unico, figlio del proprio tempo, e per questo, apprezzato da più parti. Ancora una volta la descrizione più precisa di Ingels progettista viene da una delle menti più acute dell’architettura contemporanea, Rem Koolhaas, che dell’architetto danese dice “Bjarke Ingels è la personificazione di una nuova tipologia di architetto altamente qualificato, che risponde perfettamente al corrente zeitgeist. Bjarke è il primo grande architetto in grado di liberare completamente la professione dall’ansia. Ha abbandonato la zavorra e preso il largo. In questo senso è completamente in sintonia con i pensatori della Silicon Valley, che vogliono rendere il mondo un posto migliore senza quello stress esistenziale necessario alle generazioni precedenti per avere credibilità.
La grandezza di BIG è quella di trattare temi importanti per la progettazione e per le future generazioni, come il global warming, la vita in comunità, la crescita delle città, con una visione ottimistica del progresso e con un approccio eccentrico alla progettazione. Nel 2010 lui stesso ha definito l’architettura come “l’arte di tradurre tutte le strutture immateriali della società – sociali, culturali, economiche e politiche – in strutture fisiche”.

Questa visione del futuro, questa visione per temi importanti espressi con un approccio del tutto personale e unico rendono Bjarke uno dei possibili progettisti per la Milano del futuro. Le sue architetture sono volutamente visibili, sopra le righe e oltre gli schemi. Forse non ha ancora portato a termine il proprio capolavoro, il proprio progetto iconografico e Milano potrebbe garantire terreno fertile per la creazione di un grande landmark. Forse non esistono al mondo un luogo, che ha così bisogno di un proprio edificio icona moderno per essere riconosciuta globalmente, e un progettista che ha bisogno di totale libertà espressiva per sintetizzare in un’unica opera tutti i propri concetti di architettura.

2005,VM Houses, Ørestad, Copenhagen, Danimarca

2008, Mountain Dwellings, Ørestad, Copenhagen, Danimarca

2010, 8 House, Ørestad, Copenhagen, Danimarca

2013, Danish Maritime Museum, Helsingør, Danimarca

2016, 1200 Intrepid – office building in Philadelphia, Usa

2016, VIA 57 West, New York City, Usa

2017, LEGO House, Billund, Danimarca

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