Exit

Vi è mai capitato, passeggiando per Milano, di imbattervi in un grosso animale colorato come una chiocciola o un lupo o un delfino? Oppure forse vi è successo a Siena, a Bangkok, a Calais, a Cleveland o a Sydney. Sicuramente vi siete avvicinati, incuriositi e affascinati, per guardare da vicino di cosa si trattasse. Avete scattato delle foto e avete anche allungato una mano per toccare, guardandovi attorno furtivamente nel timore che fosse vietato.
Per un attimo i contorni convenzionali della città hanno iniziato a sfumare e nella quotidianità urbana si è aperta una finestra fiabesca, oltre lo spazio e il tempo, che vi ha fatto quasi tornare bambini, regalandovi un piacevole momento di distacco dalla vostra cornice abituale.

Indubbiamente una bellissima parentesi poetica, ma tornando alla realtà alcuni si saranno chiesti: “Cosa sono queste sculture? Perché sono qui? Chi le ha fatte?” Tutti interrogativi leciti, direi. Dunque, signore e signori, è arrivato il momento di ottenere delle risposte. Se avete avuto il piacere di imbattervi in un uno di questi animali, avete avuto a che fare con una delle opere d’arte di Cracking Art.

Opere d’arte? In plastica?

Ebbene sì, Cracking Art ha scelto  di utilizzare la plastica, ponendo la raw material per eccellenza a fondamento della propria attività. Partendo dall’assioma che essa è un derivato artificiale di un prodotto naturale, il petrolio, la filosofia del gruppo mira a ripristinarne il legame con la sua matrice organica e ambientale, attraverso una rilocazione fisica ed etica atta a sdoganare l’immagine dell’oro nero nel credo collettivo. Qualcosa che di solito viene associato al brutto, all’inquinamento, all’iperconsumo del frenetico mondo occidentale contemporaneo, sublima attraverso l’arte per dare vita a qualcosa di bello, unico e significativo, ad un prodotto dignitoso che non solo non distrugge, ma anzi a sua volta ha potere creativo e rigenerativo.
L’impegno di Cracking Art non è infatti meramente ecosostenibile ma il gruppo vuole anche e soprattutto proporsi come forza motrice, tale che il processo di rigenerazione materiale, il riciclo circolare della plastica di opera in opera, diventi metafora viva di una rigenerazione artistica, proponendo, attraverso le proprie invasioni, progetti che mirino a recuperare e rivalorizzare spazi cittadini, storici complessi architettonici e istituzioni culturali.
Insomma, grazie mille Lavoisier per il tuo contributo fondamentale alla scienza, ma ormai puoi riposare in pace perché è l’arte che risponde al principio per cui “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Opere d’arte? Così, lasciate per strada senza nessun controllo?

Anche in questo caso la risposta è affermativa. È importante sottolineare come per i Crackers sia indispensabile la dimensione interattiva delle loro installazioni. Le figure degli animali sono assurte a tramite prediletto per una stimolazione intellettiva ed emotiva dal momento che, creando un senso di familiarità nelle persone, le spingono al contatto e alla relazione con le sculture, innescando meccanismi che ne accrescono tanto il valore artistico quanto quello umano.
Cracking Art propone dunque un’arte realizzata partendo da un materiale comune a tutti e concepita per poter parlare a davvero tutti, senza restrizioni o preconcetti.

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