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E’ possibile raccontare un rivoluzione sociale attraverso un’installazione?
O parlare di crowdsourcing con pavimenti e forme astratte?
Da sempre architetti e artisti, almeno quelli bravi, prima delle forme si preoccupano di avere un pensiero che finisce per veicolarsi a materiali, colori e spazi.
All’interno del museo di Friburgo, sua città natale, Peter Zimmerman ha creato un’installazione che fa del messaggio e l’interazione con i visitatori una delle principali caratteristiche, oltre all’indiscussa eleganza che il caleidoscopico percorso ispira anche solo tramite queste fotografie.

Il pavimento del museo è stato trasformato in una tela sulla quale Zimmermann ha spalmato un resina epossidica color pastello per un totale di 425 metri, creando forme astratte che giocano sull’intreccio delle stanze e i suoi quadri ad olio in esposizione.
La resina epossidica è costituita da polimeri termoindurenti con reazioni a freddo, una volta solidificata il risultato è uno strato di materiale lucido.
Nel caso specifico dell’installazione lo strato di resina è decisamente profondo ed esteticamente avvicinabile ad una distesa di ghiaccio piuttosto che uno specchio d’acqua color pastello ed i visitatori possono sentirsi come pionieri di un ambiente alieno percorrendolo.

Il museo diviene l’opera d’arte, ed i quadri finiscono per assumere un significato diverso miscelendosi ai colori e riflessi traslucidi dei pavimenti.
I visitatori sono protagonisti dell’esperienza, muovendosi per il museo o semplicemente immergendosi al suo interno interagiscano attivamente con l’intera installazione.

“Quando ho realizzato il mio primo pezzo di copertura di un piano calpestabile circa otto anni fa, ha rappresentato un tentativo di rompere con la superficie lucida delle opere di resina sintetica. Il fatto che i visitatori posino i piedi su di esso significa necessariamente che la superficie sarà distrutta, sviluppandosi di conseguenza una sorta di patina. Tutto questo diventa una sorta di relitto interessante che va a influenzare lo spazio circostante…. Credo che queste tracce corrispondano alle pennellate dei dipinti ad olio”.

 

Freiburg School deve il suo nome all’atteggiamento scettico nei confronti dei tradizionali strumenti d’insegnamento (guide, manuali, trattati) su cui ironizza Zimmerman.
La superficie lucida dei dipinti ad olio e la stratificazione della composizione con la resina simboleggiano il mondo informatico dei pc e dei suoi componenti (icone, schede, finestre).
La rivoluzione digitale non sta solamente influenzando la pittura moderna ma è anche lo strumento principale che ha portato ad una crescita del crowdsourcing, tema caro all’autore e che noi di Chora come piattaforma di condivisione non possiamo far altro che sostenere.
Vi è quindi un’impronta educativa oltre che estetica nella scelta dei colori e delle forme, una scelta di celebrare la condivisione culturale e la conoscenza collettiva.
Le tecnologie e il digitale sono entrate a gamba tesa in ogni settore della nostra vita, e l’arte ci ricorda Zimmerman ha subito un’evoluzione importante nel modo di essere prodotta, fruita e commercializzata.

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