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Siamo arrivati all’assegnazione dell’ultimo Staff Pick 2019 di Chora.
La scelta d’introdurre lo Staff Pick, ovvero il riconoscimento ad un progetto, ad un creativo o ad un’iniziativa che riteniamo socialmente rilevante e attuale è stata la risposta a un bisogno di condividere e interagire con gli altri pazzi che come noi investono la propria professionalità in un terreno scomodo e difficile come l’arte.
Un piccolo attestato per ringraziare chi durante l’anno ha saputo ispirarci con i suoi progetti e che ne riconosca il valore.
Partendo da questo presupposto non poteva esserci Staff Pick conclusivo più rappresentativo e metaforico del documentario “L’italiano che inventò il cinema”.
Stefano Anselmi dirige la ricostruzione dell’incredibile vita del pioniere italiano Filoteo Alberini, che per alcuni potrebbe avere “inventato” il cinema un anno prima dei Lumière.
Il documentario oltre che un’investigazione sul personaggio Alberini diventa una splendida occasione per riflettere sulla “Settima Arte” e sulla sua natura di “magnifica ossessione”.

Che il cinema sia una malattia, una magnifica ossessione, lo dimostra la storia del pioniere italiano del cinema, Filoteo Alberini.

Tra i primi esercenti in Italia, a Firenze; primo ad aprire un “vero” cinema a Roma, il Moderno, a Piazza Esedra, ancora esistente; primo produttore e regista di film a soggetto in Italia: il suo La presa di Roma, del 1905, è considerato da tutti gli storici del cinema “il primo film italiano”. Aveva perfezionato e registrato il brevetto della sua macchina da presa”, il Kinetografo,nell’ottobre del 1894 ma questa invenzione cadde nell’indifferenza totale in Italia. Pochi mesi dopo ci sarà il trionfo dei fratelli Lumière e del loro Cinématographe.
Alberini non demorde, fonda la più importante e antica casa di produzione italiana, la Alberini e Santoni – poi divenuta Cines – e continua al tempo stesso il suo straordinario percorso di ricerca arrivando con le sue invenzioni a toccare campi che segneranno la storia del cinema: come la Cinepanoramica, antenata di qualsiasi tentativo di “allargare” il formato di visione del cinema da quello quadrato dei Lumière.
La visione stereoscopica e la ricerca della terza dimensione, sarà l’ossessione che lo accompagnerà fino alla morte.
Filoteo Alberini, italiano, inventore, esercente, produttore, regista sui generis, è stato un uomo venuto dal futuro o solo un grandissimo impostore, incapace di portare a termine un singolo progetto? È stato un genio inascoltato o il solito idealista italiano senza struttura che ha dovuto cedere davanti all’organizzazione perfetta di francesi e americani?
Il documentario cercherà di rispondere a queste domande, a volte con la storia e a volte –
come racconterà il narratore Georges Mèlies – con l’immaginazione propria del cinema.

Ecco alcune note del regista Stefano Anselmi che abbiamo già imparato a conoscere grazie a  “Non è vero ma ci credo” con Nunzio e Paolo (maggiori informazioni  qui) :

Con “L’italiano che inventò il cinema”, ho cercato di dare una cornice più moderna e
attuale al classico documentario storico-biografico. Questo utilizzando un particolare tipo
di reenactment, relegando la ricostruzione storica al solo personaggio narratore, Georges
Méliès, che si muove come un investigatore privato cinematografico nei luoghi di Alberini
come sono ora. L’uso di Méliès come narratore, il simbolo dei cineasti dimenticati e poi
riscoperti (per Méliès per fortuna ancora in vita), permette inoltre a livello di scrittura la
possibilità di giocare con differenti generi e linguaggi come il reportage d’inchiesta, il
genere detection, la ricostruzione grafica e un uso particolare, non pedissequo ma
narrativo (forzandone anche allo scopo della narrazione il senso), del repertorio messo a
disposizione dalla Fondazione Cineteca Italiana di Milano.

Partendo dalle ricerce sulla sola biografia di Alberini, condotte da Giovanna Lombardi e iniziate
ormai più di dieci anni fa, si è cercato in fase di scrittura di porre rimedio a una grande
colpa nella storiografia italiana sul cinema: il totale oblio calato su Filoteo Alberini.
In qualsiasi paese europeo (non solo la Francia) una figura che avesse fatto solo la metà di
quello che ha fatto Alberini sarebbe celebrato nel pantheon degli eroi nazionali.
Il soggetto ha cercato – partendo dal doppio senso su “L’italiano che ha inventato il
cinema” – di mettere in luce la figura di Alberini non solo per la macchina da presa e
proiezione che potrebbe aver inventato un anno prima dei Lumière (questo in compagnia
di molti altri pionieri europei) ma per il fatto di aver veramente “inventato” da zero il
cinema italiano, in termini di scrittura, produzione e soprattutto, cosa dimenticata spesso,
di esercizio con il Cinema Moderno di Roma che è ancora attivo oggi.

 

Stefano Anselmi

Ricordiamo a chi volesse assistere alla proiezione del documentario che è prevista la data del 15 dicembre alle ore 19.00 presso la Cineteca di Milano.

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