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Come nasce la passione per la fotografia?

Ho conosciuto la fotografia durante la scuola superiore all’Istituto d’Arte di Monza, ma in quel periodo ero interessato principalmente al disegno ed alla grafica e quindi non trovò un forte appiglio in me. Anni dopo mi fù regalata una macchina fotografica compatta digitale e da quel momento sbocciò l’amore ed il desiderio di approfondire questa arte.Decisi, quindi, di iscrivermi all’Istituto IED di Milano per un corso serale di un anno e presi un attestato in fotografia.

Quali fotografi guardavi prima di cominciare e quali consideri adesso come fonti d’ispirazione?

Essendo un appassionato di documentari e riviste naturalistiche, mi hanno sempre affascinato i fotografi e documentaristi del National Geographic ma non ho delle vere e proprie fonti di ispirazione. Potrei dire Mc Curry e Salgado per citarne un paio, ma anche Erwitt e Natchwey che rappresentano un tipo di fotografia molto diversa. Ultimamente mi è stato regalato un libro di Franco Fontana sulla fotografia creativa che sarà la mia prossima lettura! Ma forse quello che più ho fatto “mio” come filosofia fotografica è Robert Capa, autore della celebre frase ” Se le tue foto non sono abbastanza buone è perché non sei abbastanza vicino” che condivido totalmente.

Raccontaci del tuo percorso creativo: come nasce una tua fotografia?

Credo di avere un approccio abbastanza istintivo, non sapendo mai esattamente cosa troverò sul mio percorso cerco di adattarmi e di cogliere “al volo” quello che sto cercando; cerco comunque di dare uno “stile” al progetto, seguendo una visone mentale che cerco di riportare nei miei scatti.

Se un ragazzo ti chiedesse come investire il suo budget gli consiglieresti attrezzatura, un workshop o d’investire in suo progetto con le relative spese logistiche e di stampa?

Sicuramente gli direi di iniziare a documentarsi, leggere libri, osservare il lavoro di fotografi professionisti e non, prenderne spunto e magari anche copiare, per poter apprendere e capire come e cosa vorrebbe comunicare. Successivamente passare all’acquisto di un’attrezzatura, anche senza troppe pretese, per iniziare a capire i vari aspetti tecnici della macchina, fino a farli propri e diventare automatici, così da non dover pensare quando si scatta e dedicarsi solo alla creatività. Infine, gli consiglierei dei workshop di fotografia mirati su ciò che desidera esprimere.

Qual è l’insegnamento o il consiglio che ti è servito di più in questi anni?

Al di là degli aspetti tecnici credo che l’insegnamento che ho appreso da tutti i fotografi professionisti che ho ascoltato e di cui ho letto interviste, sia quello di “sentire” emotivamente lo scatto singolo od il progetto; il coinvolgimento emotivo è fondamentale per ottenere una buona immagine e soprattutto per comunicare il tuo messaggio a chi guarderà la foto. Un altro insegnamento, che in verità ho appreso da poco, è stato quello di riguardare il proprio archivio fotografico, probabilmente inconsciamente abbiamo già realizzato un progetto, ma non ne eravamo consapevoli.

Quali sono le ragioni che ti spingono a realizzare una serie o un progetto fotografico?

Ci sono varie ragioni, a volte semplice curiosità, a volte un’idea che mi gira in testa e che provo a realizzare per immagini oppure una semplice gita in un luogo può darmi l’ispirazione. Sicuramente sono condizionato dal mio stato emotivo, in base a quello cambia l’approccio e la mia creatività.

Nello specifico del progetto per cui ti abbiamo premiato, cosa ti lega così tanto al Villoresi?

Intorno al Villoresi ci son cresciuto, almeno nella parte che da Castellazzo arriva fino a Monza, da ragazzo mi avventuravo con gli amici lungo il suo percorso e nei boschi intorno. Ancora adesso percorro la ciclabile che lo costeggia e vedere l’acqua ricoperta da rifiuti mi ha spinto a voler conoscere e testimoniare lo stato in cui versa.

Il mondo dell’arte e della creatività che impatto può avere in un tema ampio e spinoso come quello ambientale?

L’arte è comunicazione e gli artisti sono sensibili a queste tematiche, come lo sono stati in passato per altri temi importanti, quindi credo che possa giocare un ruolo importante per sensibilizzare le persone. Fortunatamente viviamo in un periodo dove l’arte può essere diffusa a tutti, qualsiasi concetto o aspetto è fruibile dal web, e chiunque, dotato di un semplice smartphone, può entrarne in contatto ed esserne sensibilizzato.

Ci sono film, libri o altro che ti hanno sensibilizzato alla tematica ecologica?

Non saprei rispondere, nessuno in particolare; sicuramente tutti i documentari naturalistici che ho visto mi hanno fortemente sensibilizzato unitamente alla passione ed ammirazione per la natura e, soprattutto, il rispetto che ho per essa.

Per te quali sono le doti indispensabili per diventare un fotografo o approcciarsi al mondo della fotografia?

Sicuramente sentire la necessità di comunicare attraverso le immagini, indubbiamente, in qualsiasi ambito fotografico, da quello artistico a quello documentaristico, avere un senso estetico ed una visione equilibrata, proporzionata e anche originale, in modo da rendere le proprie immagini riconoscibili.

Concludendo, a quando il tuo prossimo progetto? Hai già qualche idea?

Ho in mente qualcosa, che non potrei ancora definire idea, è più un pensiero. Uscirò a fotografare il più possibile, in varie città e luoghi, chissà che poi alla fine non ne esca qualcosa per un progetto ma, sicuramente, mi documenterò sempre di più sul tema dell’ambiente e della denuncia all’inquinamento.

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