Exit

Un altro anno di grande cinema è passato. Gli Oscar che determinano solitamente la conclusione della stagione si sono appena conclusi ed è ora di fare il punto sui premi che sono stati assegnati nella nottata.

Com’è andata quindi questa 90esima edizione?

Sono anni che l’Academy appare succube o quantomeno fortemente influenzata dalle varie correnti moralistiche o delle minoranze del paese: così abbiamo da due anni una forte presenza di candidati afroamericani dopo le polemiche di tre anni fa e abbiamo avuto un già discutibile Moonlight miglior film che appare un contentino per zittire queste polemiche, così come quest’anno sembrava scontato avere almeno una donna candidata come regista dopo il caso Weinstein. L’anno scorso Moonlight ci raccontava la vita in tre atti di un giovane afroamericano omosessuale e quest’anno abbiamo invece un film “piacione” che celebra, furbescamente, varie minoranze (dalla comunità omosessuale agli afroamericani, dagli stranieri ai portatori di handicap) e poco importa se la sceneggiatura del film sia a tratti pietosa, l’importante è ribadire che l’Academy non è in linea con la politica di Trump dell’esclusione; poco importa, ancora, se tra le candidature c’è un film, una macchina perfetta e funzionante come Tre manifesti a Ebbing, Missouri (grande sconfitto della serata nonostante le due statuette agli attori), perché Del Toro, con il suo film, incarna tutto ciò che i giurati vogliono esprimere in quel momento, un urlo di protesta. Non è una sorpresa la vittoria de La forma dell’acqua, una vittoria che chi scrive aveva preventivato, ma che sperava d’essere smentito. E attenzione, il sottoscritto non vuole dire che i temi superficialmente trattati da Del Toro nel suo film, inseriti in una frettolosa e poco approfondita storia d’amore, non siano importanti, anzi; ma l’Academy deve tornare a premiare l’arte (come è successo per le vittorie meritate per scenografia e colonna sonora del film di Del Toro) e non la politica.

Anche quest’anno, come l’anno scorso, ha vinto un film costruito per piacere a tutti, l’ennesima storia d’amore che celebra le differenze. Un buon film, non il migliore.

Ma ora vediamo tutti i premi assegnati.

Partiamo dalle categorie tecniche:

La partenza è stata sicuramente molto prevedibile, ma i premi assegnati ai migliori costumi (Il filo nascosto) e al miglior trucco (L’ora più buia) premiano senza dubbio i due film più meritevoli nelle rispettive categorie. Così come Dunkirk di Christopher Nolan è stato premiato con le due statuette “tecniche” per il miglior sonoro e montaggio sonoro: risultato che premia senza dubbio l’aspetto più interessante del film del regista di Memento. Nessuna sorpresa nemmeno nella categoria Migliori effetti speciali dove Blade Runner 2049 ha ottenuto la statuetta dopo aver conquistato in precedenza tutti i premi del settore, ma il film di Villeneuve non si accontenta di una statuetta e conquista anche quella pesantissima per la Miglior fotografia. Blade Runner 2049 aveva vinto d’altronde tutti i premi di categoria precedenti alla cerimonia ed era dato come molto probabile vincitore. Il Miglior montaggio va a sommarsi, invece, al comparto sonoro di Dunkirk: il film di Nolan, che è costruito su tre linee temporali differenti che vengono sviluppate contemporaneamente, arriva così a tre premi e mette a segno la prima vittoria “importante” della serata.

Le sceneggiature:

Grandissima soddisfazione invece per la Miglior sceneggiatura non originale che ha visto vincitore James Ivory per Chiamami col tuo nome; il film del regista italiano Luca Guadagnino conquista un oscar importantissimo. Era uno dei premi più attesi per l’Italia cinematografica. Il premio alla Miglior sceneggiatura originale è stato assegnato, sorprendentemente, a Scappa-Get Out. Errate quindi tutte le previsioni che vedevano la competizione ristretta a due contendenti: Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Lady Bird.

I premi alle interpretazioni:

Era una sfida tutta interna alla città di Ebbing quella per il Miglior attore non protagonista, ovvero tra Sam Rockwell e Woody Harrelson, alla fine l’ha meritatamente spuntata il primo. Ma parlando di Tre manifesti a Ebbing, Missouri, è necessario dire che servirebbe un premio oscar al “miglior cast” per valorizzare tutto il talento presente nel film di Martin McDonagh. Conferma di questa qualità è il premio alla Miglior attrice protagonista che è andato alla splendida e, senza trucco, Frances McDormand che interpreta una statuaria e mai doma madre della provincia americana, uno dei personaggi più belli dell’anno. Il premio per la Miglior attrice non protagonista è andato invece alla simpaticissima Allison Janney per I, Tonya (in Italia uscirà giovedì 22 marzo), sconfitta quindi la bravissima Laurie Metcalf protagonista di un’interpretazione davvero lodevole in Lady Bird dove recita nei panni di una madre alle prese con una figlia un po’ esuberante. Miglior attore protagonista invece Gary Oldman per la sontuosa interpretazione di Winston Churchill, premio meritatissimo per l’attore inglese che batte la concorrenza più interessante dell’intera competizione: il giovane e strabiliante Timothée Chalamet (Chiamami col tuo nome) e Daniel Day-Lewis (Il filo nascosto).

Premi musicali:

Era un Del Toro piuttosto preoccupato quello che appare alle 5 del mattino: sembra prospettarsi un flop, solo una vittoria. Ma a sollevarlo ci pensa Desplat che conquista il premio alla Miglior colonna sonora e La forma dell’acqua può proseguire così la sua corsa. Per quanto riguarda invece la miglior canzone originale è Coco a spuntarla, che peraltro poco prima aveva vinto il premio come Miglior film d’animazione, battendo l’agguerritissima concorrenza di Chiamami col tuo nome (e dispiace davvero non aver visto la vittoria di Mystery of love) e The Greatest Showman.

I premi al miglior film straniero e documentario:

Prima (in ordine di annuncio) e enorme delusione della serata quella della mancata vittoria del magnifico Last man in Aleppo nella categoria Miglior documentario; l’ha spuntata invece il documentario sportivo Icarus che racconta del tragico mondo del doping sportivo. Le cinque nazioni partecipanti per il Miglior film straniero erano Cile, Libano, Ungheria, Russia e Svezia. Tra queste, a sorpresa, vince Una donna fantastica dal Cile; battuti quindi il favoritissimo e mattatore europeo The square (Svezia) e l’apprezzatissimo L’Insulto (Libano) che era dato come principale outsider.

Miglior Regia e Miglior Film:

La categoria più difficile da pronosticare quest’anno era senza dubbio quella della Miglior regia, ma non perché c’erano due favoriti molto forti, bensì perché almeno 4 registi su 5 avevano ottime possibilità. La vittoria è andata a Guillermo Del Toro con il suo La forma dell’acqua. Di sicuro la qualità più positiva del suo film insieme alla scenografia è proprio la regia e il movimento sinuoso e “danzante” della macchina da presa. Dopo il premio alla regia la situazione cambia e sembra definirsi sempre di più, ed è così che alle 5.46 l’Academy conferma il trionfo de La forma dell’acqua come Miglior film 2018.

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