Exit

Simone ha 24 anni, un lavoro fisso e un’irresistibile voglia di dire la sua.
Per farlo Milano non gli basta più e ha deciso di buttarsi nel suo primo road trip all’estero. Destinazione Malta, dove suo cugino Mauro vive ormai da 2 anni. L’avventura on the road di due amici si trasforma presto nel viaggio intimo, libero e personale di un giovane ventenne che non si tira mai indietro e continua a lottare per trovare il suo posto nel mondo.
Un viaggio oltre confine: fuori dall’Italia e fuori dal luogo comune.

Fuori dal confine demarcato dalle parole sindrome di Down.

Scritto ed ideato: Mauro Melgrati
Diretto: Cesare Cicardini
Starring: Simone Brescianini

Quanti giorni di preproduzione vi sono serviti per avviare il progetto?

Mi viene difficile definire un vero e proprio tempo di pre-produzione ma ci provo.
L’idea l’ho avuta a febbraio 2014, l’ho condivisa con Cesare Cicardini (regista del corto) e insieme abbiamo deciso di andare fino in fondo.
Tra la raccolta fondi e l’inizio delle riprese sono passati pochi mesi: a ottobre 2014 eravamo giá a Malta a girare.

 Come avete trovato i fondi per realizzare il documentario?

Abbiamo deciso di cominciare la raccolta fondi cercando di coinvolgere delle aziende e si è rivelata una mossa vincente.
Nello specifico, KPMG Italia e Edenred, hanno deciso da subito di credere nel progetto includendolo nelle loro azioni di responsabilitá sociale.
Ci hanno dato fiducia e ci hanno lasciato la libertá di esprimere il messaggio a modo nostro. Questo per noi era un punto fondamentale.
In seguito anche l’hotel Ramada Plaza (dove lavora Simone) ha deciso di aggiungere un piccolo contributo e di autorizzare le riprese sul posto di lavoro.

 Una delle forze di “Altrove” è sicuramente la presentazione realistica priva di fronzoli e ricami che spesso si costruiscono per prodotti sociali, immagino sia una scelta ricercata fin da subito, ma quanto ha inciso Simone in questo?

Simone ha sicuramente una personalitá straripante e questo ha fatto si che gli argomenti di cui parlare non mancassero mai.
La nostra volontá era di riuscire a raccontare il mio vissuto personale con Simone e usare un pretesto, il viaggio a Malta, per portare lo spettatore ben oltre la sindrome di Down, Altrove appunto.
La prioritá era dare la possibilitá a Simone di raccontarsi in prima persona.
Il linguaggio è venuto da sè poichè è esattamente il linguaggio che appartiene a Simone: dritto al punto costi quel che costi.

 Cosa vuol dire per te aver vista trasformata un’idea in un risultato concreto che ha raggiunto praticamente ogni continente?

In tutta onestà credevo parecchio nell’idea e sentivo che sarei riuscito a produrla in qualche modo perchè è nata da un bisogno reale: scavalcare le barriere dettate dalla terminologia medica e dal luogo comune portando un’esperienza concreta e reale come prova a supporto.
Da qui a dire, peró, che pensavamo di partecipare a 18 festival in tutto il mondo e vincere 6 premi in 5 continenti diversi ne passa…

Quando hai pensato ad Altrove ci sono stati altri documentari/cortometraggi/libri che ti hanno ispirato?

In primis, mi sono documentato sull’argomento per non basarmi solamente sulla mia esperienza personale.
Mi aveva colpito in particolare un corto, “las mil millas de Luca” di Pablo Poncini, che parla della relazione e del viaggio di un padre e di suo figlio con sindrome di Down.
Mi era piaciuta l’idea del viaggio come veicolo per raccontare. Dopodichè abbiamo voluto aggiungere un punto chiave: ribaltare il punto di vista dando direttamente voce al diretto interessato, Simone, senza il filtro di terze parti.

 Oltre ai tanti e meritati riconoscimenti ricevuti, hai avuto feedback da altri ragazzi con sindrome di Down?

Sí, ne abbiamo ricevuti diversi e tutti tanto veri quanto spiazzanti.
Uno su tutti è stato il commento di una ragazzina con sindrome di Down il giorno dell’anteprima al CineTeatro MiMat di Milano che ancora rimbomba nella mia testa: “Simone, ti faccio i complimenti! Hai rappresentato una vita grande! Bravo. Però una domanda: come fai ad accettare tutto questo? Per me non è affatto così facile”.
E la risposta di Simone non si è fatta aspettare e con una semplicità disarmante ha conquistato le 300 e più persone presenti: “È mia sorella Rachele che mi ha insegnato come si fa. Mi ha detto: tu non ti devi vergognare di quello che sei. E così ho fatto. Sono così, e l’ho accettato”.

 Hai pensato a qualche altro progetto sulla scia di “Altrove”?

Nella testa ho sempre tanti progetti e posso dire che ci sono dei cantieri aperti non necessariamente sulla scia di Altrove. Vi do un’anteprima a riguardo: nei prossimi mesi renderemo pubblico il video per dar modo a piú persone possibile di vedere il corto per intero e nella speranza di diffonderlo ulteriormente. Ora, peró, ho deciso di prendermi del tempo per me e sono in Senegal da circa un mese; resterò per un po’ e aiuterò un bellissimo progetto di educazione alternativa promosso da un’associazione culturale senegalese nel villaggio Toubab Dialow. (per maggiori informazioni Association Djarama)

 Quanto pensi manchi ancora per togliere quel velo d’ipocrisia e buonismo che avvolge la sindrome di Down, e quanto prodotti come Altrove possono aiutare in questo?

La strada è ancora lunga ma i guerrieri in campo sono tanti.
Per citarne solo alcuni con i quali ho avuto la fortuna di condividere questo viaggio:

– Martina Fuga – in primissima linea sull’argomento da diversi anni con il suo blog https://imprevisti.wordpress.com/ e autrice di “Lo Zaino di Emma

– Guido Marangoni – ideatore della seguitissima pagina “Buone notizie secondo Anna” e autore del libro uscito recentemente “Anna che sorride alla pioggia

– Giacomo Mazzariol – brillante giovane di appena 20 anni autore del libro “Mio fratello rincorre i dinosauri” con all’attivo piú di 150.000 copie vendute

Grazie Mauro per averci raccontato questo bellissimo progetto! 

Grazie agli amici di Chora

 

Altrove-Elsewhere

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