Exit

Chi conosce Paul Thomas Anderson è consapevole che i modelli biografici o gli eventi storici che ispirano i suoi film sono solo un contenitore da cui far emergere messaggi e relazioni umane, i veri protagonisti del
cinema umanista di P.T.
Il Petroliere, vero punto di svolta del lavoro del giovane regista californiano, è ben lontano dall’essere il racconto biografico di Edward Doheny e lo stesso possiamo concludere per il discusso The Master.
Conclusione in comune per due film radicalmente diversi.
Non ricordo dove, non ricordo chi, ma qualcuno un giorno disse “il Petroliere”(è sempre straziante vedere sminuita la potenza di un titolo metaforico come “There will be blood”) è un film “solido”, “The Master
invece è “liquido”.
La definizione liquido, che ben si sposava con le immagini delle onde schiumate che scandiscono le tappe della pellicola mi portò in primis ad attribuirgli un’accezione negativa. Solo ora, dopo qualche anno e
un’accresciuta consapevolezza, ma soprattutto dopo un altro paio di visioni mi sembra d’identificare il reale valore simbolico individuato dallo stato “liquido”di The Master.
Andiamo però con ordine.

“La cornice”.
Scientology come preannunciato non è che lo sfondo di questo film, è sbagliato dunque prepararsi alla visione pensando di assistere ad una cronistoria della nascita di questo controverso culto.
Ci troviamo piuttosto davanti ad una grande allegoria filosofica che cattura aspetti comportamentali radicati nell’uomo e indaga il rapporto allievo-maestro/cavia- sperimentatore.
Anderson sfrutta le origini del culto per inserire il protagonista della storia (Freddy/Phoenix) all’interno di un contesto falso e mistificatore, ma attenzione, pur evidenziando le chiare contraddizioni della setta non
c’è mai un’aperta critica da parte del regista alle metodologie applicate dalla “causa”(per ovvi motivi in tutto il film Scientology viene identificata con l’appellativo “causa”) che possono apparire semplicemente
bizzarre e improvvisate.
Il personaggio di Lancaster Dodd (Hoffman), liberamente ispirato al padre fondatore del culto Ron Hubbard, presenta la sua terapia sotto le sembianze di una tecnica oggettiva che si avvale di metodologie come
l’auditing e il colloquio volto a rievocare e soffocare i trascorsi traumatici.
Eppure all’interno di questo microcosmo, di questa nicchia immersa nella finzione nasce l’autentico e profondo legame tra i due personaggi principali. Proprio sul rapporto tra i due il film prende vita e sviscera
altre tematiche che ci porteranno a chiederci “ è possibile raggiungere la verità partendo da una menzogna?” “se qualcosa che ci appartiene è falso, possiamo davvero considerarlo non autentico?”.
Chi vi scrive non è un esperto di sette e in particolare conosce poco la storia di Scientology tuttavia credo che Anderson intendesse affrontare il tema su più grande scala, interrogandosi sul ruolo di coloro che cercano di veicolare verità assolute e risposte sui grandi interrogativi della vita. Il falso profeta Eli del Petroliere vi dice qualcosa?
A questo punto dovrebbe essere chiaro che se il vostro obbiettivo è quello di scoprire informazioni sulle origini di Scientology resterete molto probabilmente delusi, potrete rifarvi però guardando il documentario
Going Clear- Scientology e la prigione della fede”.

“ Se trovi il modo di vivere senza un maestro, facci sapere. Saresti il solo”.

Una delle chiavi di lettura del film è sicuramente in questa frase, che non a caso viene pronunciata in uno degli ultimi dialoghi. Non per chiudere un cerchio, per quello servirà l’ultima inquadratura, ma per aiutarci ad individuare quale fosse il reale messaggio.
Ma abbiamo corso troppo, torniamo indietro.
Servono 20 minuti ad Anderson per presentarci Freddy, prima di conoscere Dodd e dare via al loro rapporto morboso.
Ci troviamo davanti ad un reduce della seconda guerra mondiale, avvizzito nel corpo e nella mente da una dipendenza trovata nell’alcol che ne esalta gli istinti primordiali.
Che sia bere, alzare le mani o le bramosie sessuali Freddy è incapace di controllarsi, tanto da trovare il piacere sessuale anche in una scultura di sabbia sulla spiaggia. Questa Donna-Totem che tanto ha ricordato
metaforicamente la sirena di “Valzer con Bashir” sarà la prima donna con cui vedremo interagire Freddy e non a caso sarà l’ultima immagine che comparirà prima dei titoli di coda. Ricordatevi di lei, ne riparleremo.

 

Terminata la guerra Freddy non è altro che uno dei tanti poveretti dimenticati alle prese con quello che oggi definiremmo DPTS (disturbo post traumatico da stress), condannato ad un impossibile reintegro nella
società dei normali. Phoenix, che per me è l’attore più sottovalutato di Hollywood, si rintana in una postura ricurva che gli conferisce un’aria fragile ma mai indifesa.

Gli spasmi muscolari, la rigidità dei movimenti e gli scatti d’ira difatti rendono Freddy iconicamente vicino alla più classica immagine dell’animale ferito e messo in un angolo.
Dominato da un’energia rozza e mosso da un costante e nevrotico bisogno di agire annaspa quasi tutto il film per tenersi a galla senza avanzare di un metro, o meglio muovendosi ma senza un fine da raggiungere.
Qui la metafora visiva di Anderson è evidente, il Freddy iniziale corre a tutta velocità per scappare dall’ennesimo guaio verso l’incontro fortuito con quello che diverrà il suo maestro, mentre verso la fine del
film lo vedremo correre in moto a tutta velocità nella direzione opposta, lasciandosi alle spalle Dodd e puntando deciso verso quella fanciulla tanto idealizzata come simbolo di redenzione (quando vedi un uomo
scopare un grumo di sabbia e farsi castamente baciare sulla guancia è difficile dimenticare come l’esperienza amorosa si collochi su molteplici livelli).

Eccoci spiegato perché un uomo come Freddy, incapace di incanalarsi su una strada e percorrerla trova in Lancaster Dodd una figura di riferimento a cui abbandonarsi completamente, un maestro capace di
comprenderlo e aggiustarlo. Un uomo da seguire e proteggere anche nella menzogna.
Ma perché un uomo come Dodd dovrebbe prendersi tanto a cuore un personaggio come Freddy? Non è solo lo spettatore a chiederselo, anche i famigliari dello stesso Master faticano a comprendere
questo attaccamento, perché se è più evidente il dominio del maestro sull’allievo spesso ci si dimentica di quanto sia vero anche il contrario.
Eppure Dodd ci aveva già spiegato tutto durante il discorso al matrimonio della figlia (il giorno dopo l’arrivo di Freddy):

“ Sta arrivando un grande drago, con i dentoni, il sangue che cola, gli occhi di fuoco… E io che cos’ho? Un lazzo! Lo faccio roteare bene, glielo lancio intorno al collo e combatto! Lo costringo a terra, lo tengo fermo e gli dico di stare seduto e il drago si siede. Gli dico fermo e il drago si ferma. Ora ha un guinzaglio, lo porto a passeggio. Ed è qui che siamo, obbedisce al mio comando.”

Ma per far funzionare un guinzaglio bisogna che uno lo indossi e un altro lo controlli, perché la società ci hai insegnato che chiunque è comandato ha bisogno di un Master, ed un Master è tale solo se ha qualcuno che
lo segue.

Non c’è libertà in questo gerarchico rispetto dei ruoli, c’è solo l’ennesima dipendenza, ancora più potente e venefica di quella dell’alcol.
Dipendenza interrotta dalla fuga in moto di Freddy, alla ricerca di una ragazza ormai sposata e lontana dalle sue possibilità ma capace lo stesso di allontanarlo dalla “Causa”, che in realtà una sua causa non era mai
stata.
A distanza di anni Freddy e Dodd si ritroveranno per il confronto finale, ma questa volta a legare i due ci sarà solo una profonda e nostalgica amicizia, non più un rapporto succube di devozione tra adepto e Master.
Lancaster ormai ridotto a semplice persona e non più icona venerabile agli occhi di Freddy si rivolge in lacrime all’amico:“ Se trovi il modo di vivere senza un maestro, facci sapere. Saresti il solo”.
Forse una resa, forse anche il Master divenuto uomo ha perso la fede nel culto da lui stesso fondato… di sicuro un grande momento di cinema che trova la sua forza grazie alll’ennesimo picco di recitazione offerto dal duo Phoenix-Hoffman.
Eccoci dunque tornare alla spiaggia dove si apre il film, Freddy si accoccola vicino alla Donna-Totem di sabbia, a mio parere simbolo di un’indipendenza finalmente ritrovata.

 

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