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Come Chora più volte ci siamo trovati a parlare, direttamente o tramite altre voci, di ambiente.
Il documentario “The Climate Limbo” non si limita ad affrontare la questione dei cambiamenti climatici ma sviluppa un racconto dove viene affrontato il nesso tra questo e le migrazioni.
I protagonisti delle storie sono Queen, fuggita dalla Nigeria a causa dei danni causati dal petrolio sull’ambiente, Rubel, scappato dalle feroci inondazioni del Banglades.
A loro si uniscono le voci di Francesco, Luigi e Carlotta, agricoltori e allevatori italiani che si confrontano con il problema della desertificazione e della perdita di biodiversità in Italia.
Le considerazioni scientifiche sono invece affidate un glaciologo, un  climatologo mentre un avvocato che si occupa di diritti dell’immigrazione prova a spiegarci come non esiste ancora un riconoscimento della condizione di rifugiato climatico nel sistema di asilo internazionale.
Il tema si sta sviluppando proprio in queste ore, in un panel delle Nazioni Unite è stato infatti dichiarato che i rifugiati in fuga dagli effetti della crisi climatica non possono essere costretti a tornare a casa dai loro paesi adottivi.
Una decisione storica che potrebbe aprire le porte a un flusso di rivendicazioni legali da parte di sfollati in tutto il mondo. Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite stava esprimendo un giudizio sul caso di Ioane Teitiota, che aveva chiesto protezione dalla Nuova Zelanda dopo aver affermato che la sua vita era a rischio nel suo paese natale di Kiribati. L’isola del Pacifico rischia di diventare il primo paese a scomparire sotto l’innalzamento del livello del mare. Il comitato si è pronunciato contro Teitiota sulla base del fatto che la sua vita non era a rischio imminente, ma ha anche sottolineato che i paesi potrebbero violare i diritti internazionali delle persone se le costringessero a tornare in paesi in cui i cambiamenti climatici rappresentano una minaccia immediata

Il documentario scritto da Elena Brunello e diretto da Paolo Caselli e Francesco Ferri, raccontando alcune delle purtroppo tante storie di quanti hanno abbandonato le loro terre perché diventate impossibili da vivere ha fatto da apripista in Italia sulla tematica e come Chora non possiamo che caldeggiarne la visione.

«Sappiamo che il cambiamento climatico è colpa dell’Uomo. Io dico che questa è una buona notizia dopotutto, al contrario di quello che si possa pensare. Perché se fosse stato per cause naturali, estrinseche all’Uomo, non avremmo potuto fare niente. Invece, avendolo causato noi, sappiamo anche come poterlo fermare in tempo», Antonello Pasini, fisico del CNR

Per maggiori informazioni e restare aggiornati sulle proiezioni del documentario potete seguire la pagina facebook: The Climate Limbo 

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