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Con l’avvento, ma soprattutto l’espansione di massa dei droni, ci siamo abituati a scoprire scenari e paesaggi che prima erano privilegio di pochi fortunati.
Colori, forme, geometrie sono diventati una nuova espressione artistica e sempre più fotografi hanno iniziato ad allontanare il loro punto di vista scoprendo quanta bellezza si può trovare guardando il mondo dall’alto verso il basso.

Tra le inquadrature che preferisco, complice forse i numerosi giochi anni 80/90 che mi hanno accompagnato nell’infanzia, ci sono quelle zenitali o indicate anche con il nome “ad occhio di falco”.
Le inquadrature zenitali che già abbiamo visto più volte impiegate in pellicole cinematografiche, riprendono il soggetto/paesaggio perpendicolarmente dall’alto, creando un’immagine quasi completamente
bidimensionale.
Questo comporta una scelta registica che può essere letta in modo diverso a seconda dal contesto (impotenza del/dei personaggi, sensazione di schiacciamento, precisione e ordine) , ma in termini oggettivi e fotografici favorisce l’esaltazione di linee, geometrie e contrasti di colore o di consistenza materiale.
Questa tecnica che prima era accessibile a tutti solo con soggetti molto piccoli ( un semplice treppiedi semiprofessionale è in grado di ruotare di 180° la colonna centrale su cui poggia la testa) o a grandi tavolate, sale da ballo (es. L’età dell’Innocenza di Martin Scorsese) con l’impiego di Crane, oggi riesce a contenere nell’inquadratura distese di terra e porzioni di paesaggi grazie all’avvento dei droni.
Aspettando di vedere come questa tecnica possa trovare nuove soluzioni ed espressioni ecco una gallery d’immagini che ci hanno già fatto innamorare.

 

 

 

 

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