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Ciao Arthur, dopo aver parlato qui dei tuoi lavori aerei e le fotografie paesaggistiche oggi scopriamo il tuo nuovo progetto, nonchè primo staff pick del mese di febbraio. Come è nata l’idea? Hai già dato un titolo a questa nuova serie?

Ciao Chora! ormai mi conoscete, sono sempre in cerca di nuove sfide.
Ho avuto ła soddisfazione, con ła fotografia aerea, di ricevere importanti riconoscimenti e conquistare il primo posto in diversi contest di livello nazionale. Ho deciso di gettare le basi per affrontare una nuova sfida e mi sono cimentato nello studio dell’arte e della pittura. Durante il periodo di studio, soprattutto dell’arte pittorica, ho percepito ł’immensa forza che può scaturire da un’immagine.
Così ho scelto di realizzare un nuovo progetto fotografico partendo da un presupposto nuovo, strutturato in modo da ricreare le atmosfere su tela.
Vi do un indizio, prendendo un’opera di Hooper e immergendola nella luce caravaggesca prendono vita i nuovi scatti.

La prima cosa che salta all’occhio è l’uso della pellicola, è la prima volta che scatti e sviluppi in questo modo? Come mai hai scelto questa soluzione?

Si non ho mai usato la pełłicola prima d’ora. Ho scelto di utilizzarła per questo progetto. Vado contro corrente e voglio dimostrare che non serve spendere tanti soldi per fare una buona fotografia. Ho scelto di affidarmi a una canon comprata usata per 50 euro. Quello che fondamentalmente conta nella fotografia analogica è che va pensata e gestita bene nel momento dello scatto.

Che pellicole usi? Lo sviluppo del rullino lo segui personalmente o ti affidi a esterni?

Uso quello che mi capita tra le mani, come con la digitale insomma, non sono mai stato un fan di nessuna azienda. Se devo pero’ essere onesto, mi trovo partcilarmebte bene con la pellicola cinematografica Kodak vision 3, specialmente per motivi finanziari visto che è molto economica.
Già nel primo mese abbiamo sviluppato più di 20 rullini con la mia ragazza, quindi cerco di poter scattare il più possibile al prezzo più economico. Le pellicole le sviluppiamo noi per diverse ragioni: sicuramente un risparmio economico, possibilità di godere di tempistiche più veloci, ma soprattutto per piacere personale.
È una sensazione unica vedere i tuoi scatti apparire dopo mezz’ora di sviluppo, il cuore batte all’impazzata!

Quali sono i pro e i contro che hai trovato nello scattare in pellicola piuttosto che in digitale?

Qui il discorso è molto complesso. L’ analogico ti fa pensare, ti fa apprezzare ogni scatto anche se sbagliato, perché richiede molta più fatica e soldi per realizzarlo.

Credi che i film realizzati ancora in pellicola, penso agli ultimi di Nolan, Tarantino o Paul Thomas Anderson, abbiano un valore aggiunto?

Sicuramente, la qualità della pellicola è un valore indiscusso, basti guardare la statistica di film girati ad Hollywood a pellicola.
Ancora adesso i film candidati agli Oscar sono realizzati in maggioranza con la pellicola, nonostante i costi siano sproporzionati rispetto alla possibilità di girare con il digitale puro.
Con digitale puro intendo che nel cinema anche la pellicola si chiama intermedia e serve solo per acquisizione dell’immagine, che poi va degitalizata. Ed è quella che uso io per le foto.

Oltre all’uso della pellicola notiamo che hai scelto soggetti e paesaggi particolari, c’è un motivo?

La luce e le forme . Mi servono questi due fattori, senza questi non riesco ad ottenere lo stile che desidero.

Come pensi di evolvere questo nuovo progetto?

Non ne ho idea, per il momento è una sfida e uno studio approfondito di quello che è l’analogico in generale. Per fortuna ho la mia dolce metà che mi da una mano, ci divertiamo, studiamo e cerchiamo di sperimentare più possibile. Dopo si vedrà.

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