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Che sia per passione, che sia per normale fase della crescita, l’animazione ha fatto parte della vita di ciascuno di noi ad un certo punto. Chi ogni mattina faceva colazione davanti alla sua serie preferita, chi invece vi si addormentava, oppure chi vi faceva merenda, le serie animate hanno scandito la nostra infanzia e ci hanno cullati, cresciuti, fatto sognare e resi liberi di spaziare con la fantasia. Personalmente devo molto all’animazione, essa mi ha accompagnato in molti tratti della mia vita, permettendomi di evadere dalla realtà di bambino e ragazzino introverso e ancora oggi a 24 anni continua ad essere parte costante del mio vivere quotidiano. Nonostante mia madre non comprenda come io possa provare il benché minimo divertimento nel guardare qualsiasi serie che non sia Heidi, unica serie che lei riconosce come valida, a mio modesto parere, nessun episodio di una qualsiasi serie da raffinati e concettuali cultori di Netflix & Co. potrà mai superare il pranzo accompagnato da una puntata di Dragon Ball, I Simpson ed il Detective Conan. Con il tempo ho fatto dell’animazione non solo un passa tempo, ma una vera e propria passione, arrivando a collezionare una vasta libreria mentale di contenuti che negli anni hanno arricchito la mia cultura sull’argomento, Serie impegnate o serie demenziali, statunitensi, giapponesi o nostrane, alcune passate totalmente inosservate per poi essere rivalutate, altre che hanno segnato intere generazioni. Nonostante vorrei disporre di centinaia di posizioni, per poter parlare per pagine e pagine delle mie serie animate preferite, ecco il mio personalissimo podio delle cinque che più hanno inciso nella mia vita e che in qualche modo hanno influito nella vita di generazioni diverse.

  • SAILOR MOON
    La combattente che veste alla marinara vede la sua comparsa negli schermi TV nel lontano 1992, qui in Italia arriva tre anni dopo, nel 1995, ma possiamo davvero darle un’età? Non credo. Chiunque, ancora oggi, rimarrebbe incantato davanti ad uno qualsiasi tra i 200 episodi di questa serie. Tratto dal manga di Naoko Takeuchi e prodotta dalla Toei Animation, la serie segue le gesta di una goffa ragazzina di quattordici anni di nome Usagi (qui in Italia conosciuta come Bunny), la cui vita viene stravolta dall’incontro con una gatta di nome Luna che le donerà la possibilità e la responsabilità di salvare il mondo dalle forze oscure e di ritrovare il famigerato Cristallo d’Argento, trasformandosi all’occorrenza in una giovane e spavalda guerriera pronta a dare del filo da torcere alle forze del male. La serie negli anni ha subito molte censure qui in Italia, per lo più su temi quali la nudità e la sessualità, per questo consiglio, se vi è la possibilità, di guardare la serie in originale. Volete sapere alcune di queste censure? Tra le più note vi sono quella del cambio di sesso del trio formato dalle Sailor Starlights, tre guerrieri provenienti dal pianeta Kinmoku, la cui forma umana biologicamente maschile muta nel momento della metamorfosi, trasformandoli in donne. Qui in Italia venne utilizzato uno stratagemma per censurare questo cambiamento, infatti, secondo gli autori, i membri del trio erano uomini che nel momento del bisogno invocavano l’arrivo delle loro sorelle gemelle dallo Spazio, le Sailor Starlights per l’appunto. Zoisite (qui in Italia Zakar) è un soldato appartenente alla formazione della regina Periglia, ed è ufficialmente un uomo nella versione originale. Qui in Italia invece il personaggio vede un cambio di sesso, diventando donna, per far sì che la relazione omosessuale tra lui ed un altro personaggio di nome Kunzite venisse censurata. Sailor Neptune e Sailor Uranus nell’opera originale sono rappresentate come due amanti. Infatti, nonostante non vi siano conferme esplicite, tra le due vengono sottolineati una certa chimica e determinati atteggiamenti inclini ad una relazione amorosa. Nonostante questo, nella versione italiana vengono eliminati tutti i riferimenti romantici tra le due, in America le due guerriere vengono addirittura ricollegate tra loro come cugine. Censure o no, Sailor Moon rimane ancora oggi un evergreen dei maho shojo, capace di far sognare intere generazioni di bambini e adulti, diventando un’icona senza tempo “in nome della luna”.

  • BOJACK HORSEMAN
    Vi state chiedendo se esiste una serie animata nei tempi moderni che verrà ricordata per essersi distinta in qualità e contenuti? Bojack Horseman è la risposta. Creata da Raphael Bob-Waksberg e disegnata da Lisa Hanawalt per la piattaforma di streaming Netflix, la serie è un excursus nella vita di Bojack, attore metà uomo e metà cavallo, che dopo un periodo d’oro come protagonista della serie di successo “Horsin’ Around”, si ritrova a dover fare i conti con i suoi mostri ed una carriera sempre più alla deriva. In una Hollywood abitata da personaggi antropomorfi a cui fanno da cameo star come Daniel Radcliffe e Paul McCartney, la serie si alterna tra momenti di satira e ilarità a vere e proprie riflessioni sui più svariati temi: dalla depressione, all’abuso di alcool e droghe, fino all’autodistruzione. Descrivere Bojack Horseman credo sia molto più difficile che guardarlo e comprenderlo con i vostri stessi occhi, gli episodi vi lasceranno attoniti per qualche minuto, mentre la sigla finale vi darà il benservito e voi vi ritroverete a domandarvi come un uomo-cavallo di cinquant’anni possa assomigliarvi così tanto. Il confine che divide la comicità dalla riflessione interiore è labile in Bojack Horseman, i problemi con il sesso, la famiglia, il passato, rendono il protagonista un esempio in cui ognuno di noi può ritrovarsi. Emblematici alcuni episodi come “That’s too much man” (3×11), tra i più squallidi e tristi, venticinque minuti che hanno per unico scopo quello di evidenziare la decadenza e la solitudine dei personaggi, di come la fama e i soldi non possano rimpiazzare l’amore di qualcuno. “Fish out of wather” (3×04) una puntata muta dove ai dialoghi si sostituiscono le emozioni. “Free Churro” (5×06) e l’elogio funebre di Bojack a sua madre: un monologo kafkiano sull’eredità/macigno che ci lasciano i nostri parenti. La serie si fa portatrice di numerose novità e tematiche che la rendono unica, estremamente cruda, ma terribilmente vera. Infondo, “tutto quello di cui abbiamo bisogno è essere visti”.

  • RANMA ½
    Guardavo Ranma su di un canale locale di cui non ricordo più il nome quando ero piccolo, ricordo che non capivo come funzionasse in quanto ogni volta che guardavo un episodio, molto spesso senza un filo temporale/logico, il protagonista cambiava continuamente sesso e non ne comprendevo il motivo. Finalmente, qualche anno dopo, questo anime venne trasmesso in versione integrale su MTV grazie all’Anime Night, ed io ne fui grato. L’idea nasce dalla mente della mangaka Rumiko Takahashi, già madre di Lamù e successivamente di Inuyasha, confermandosi un vero e proprio successo planetario. Ranma Saotome ha sedici anni quando viene obbligato dal padre a sposare Akane Tendo, figlia minore del suo migliore amico, nonché proprietario di una scuola di lotta. Gli imprevisti però non mancano, infatti nonostante entrambi i ragazzi siano testardi e si rifiutino di convolare a nozze, a questo si aggiunge l’incidente che vede coinvolto Ranma stesso durante una sessione di allenamento in Cina, presso le fonti maledette di Jusenkyo. Il giovane, in seguito alla caduta in una delle fonti, prenderà le sembianze di colui che vi è annegato al suo interno ogni volta che toccherà l’acqua fredda, in questo caso una ragazza. Da qui l’origine del titolo Ranma ½ . Ranma nel complesso è un anime ben costruito e divertente, 161 episodi che si alternano tra combattimenti e gags, prime scene di nudo ed un cambio di sesso impossibile da censurare anche per il più pudico tra i pubblici.

  • DEATH NOTE
    Ricordo ancora come fosse ieri la prima volta che vidi questo anime. Era il 2008 quando quest’opera dell’animazione giapponese approdava nella nostra penisola anch’essa grazie all’Anime Night di MTV. La serie ideata da Tsugumi Oba e disegnata da Takeshi Obata, diventò ben presto un cult. Siete appassionati di shonen? Siete dei megalomani? Amate la tensione ed il mondo dell’oltretomba? Ma soprattutto sognate segretamente di voler terrorizzare e dominare il mondo con le vostre gesta? Questo anime fa per voi. La serie ci catapulta nel mondo di Light Yagami, studente di diciassette anni che viene a contatto con il famigerato “Death Note”, un quaderno generalmente posseduto dagli Shinigami (Dei della morte), la cui funzione è quella di riportare i nomi e le modalità con cui gli umani devono morire. Light inizierà una vera e propria campagna di terrore sotto il nome di Kira, iniziando ad eliminare prima i criminali, per poi farsi prendere la mano e proseguire con chiunque lui ritenga un inetto. Il suo cammino verrà ostacolato da diversi personaggi, primo fra tutti L, un detective e collaboratore di giustizia estremamente intelligente dotato di elevate capacità deduttive, che darà del filo da torcere a Light. Mentre gli episodi proseguono, il delirio di Kira si fa sempre più evidente, trasformandolo in un individuo mentalmente disturbato e anaffettivo a cui fanno da cornice personaggi che si alternano dal mondo dell’oltretomba a quello terreno. Death Note influì notevolmente nella cultura di massa, sia in modo positivo che negativo, tanto da rientrare nelle classifiche mondiali degli anime più belli di sempre, ricevendo numerosi elogi e riconoscimenti. Tuttavia nel 2007, in Belgio, vi fu un caso di cronaca nera riconducibile all’anime, in quanto l’autore degli omicidi che vennero segnalati era solito lasciare, accanto ai corpi delle vittime, un messaggio che riportava la frase “Watashi wa Kira dess” ovvero, “Io sono Kira”. Death Note rimane una pietra miliare dell’animazione giapponese che consiglio vivamente a chiunque. Le regole per l’utilizzo del quaderno sono quasi un centinaio, ma voi ricordatevi la principale: non imitatelo.

  • DARIA
    Ed il premio come miglior serie animata di tutti i tempi va a: Daria. Molti potrebbero rimanere delusi da questo podio, io sono un eterno indeciso quando si tratta di film, serie tv e musica, ma Daria è LA serie animata per eccellenza. Nata come spin-off del popolare Beavis and Butt-head, dalle matite di Glenn Eichler e Susie Lewis Lynn, vede la sua comparsa sugli schermi televisivi nel lontano 1997 grazie ad MTV. Ebbene si, ad MTV devo gran parte della mia cultura adolescenziale. Daria è forse la più semplice tra tutte le serie sopra citate, ma anche quella che ha segnato più generazioni con il suo cinismo ed il suo ritratto parodistico della vita liceale. La protagonista si trasferisce a Lawndale dove inizia a frequentare il liceo, ma la vera particolarità di questa serie, sta nel modo che ha Daria stessa di relazionarsi con gli altri. Ragazza dotata di estrema intelligenza, Daria rappresentava l’outsider della sua comunità incapace di sottostare a qualsiasi gruppo, ma rappresentava anche l’outsider che risiedeva in noi, quella parte di noi che in quegli anni veniva soppressa da una cultura pop ultra colorata, scandita dai pezzi di Britney e i pomeriggi con Lizzie McGuire. Daria riusciva invece ad essere “cool” senza strafare, rimanendo in disparte. La “voce animata” fuori dal coro della nostra generazione, capace di riconoscere i limiti ed i difetti della nostra società e proporli con arguto sarcasmo. Affiancata dalla migliore amica Jane Lane, ogni episodio porta alla luce un tema diverso. Se pensiamo che questo show vide la prima puntata andare in onda più di 20 anni fa, trovo sorprendente come vennero anticipate tematiche legate alle minoranze con assoluta naturalezza. “Potrei dire che era una femminista“, ha dichiarato Glenn Eichler a Dazed, “perché riteneva di dover essere trattata come chiunque altro. Eppure io ho scritto il suo personaggio non avendo in mente una donna, ma una personalità”. Insieme alle cheerleaders, il club della moda e “Questo triste mondo malato”, Daria ha contribuito a segnare nel profondo generazioni di giovani, rivelando uno spaccato della società realista, divertente, ma profondo e ponendosi come eroina della porta accanto, divenendo ad ogni effetto un’icona indiscussa della MTV generation.

“Nonostante il fatto inalterabile che le superiori facciano schifo, vorrei dire che se si è abbastanza fortunati da avere un buon amico e una famiglia a cui importa qualcosa, non fanno poi così schifo. E poi il mio consiglio è: rimanete fedeli a ciò in cui credete, finché logica ed esperienza non vi contraddicono; ricordate che quando il re sembra nudo vuol dire che lo è, e che verità e menzogna
non sono quasi la stessa cosa. Infine non c’è aspetto, risvolto o momento della vita che non possa essere migliorato con della pizza.” Daria – ‘Is it College yet?

 

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