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World of Tomorrow è un cortometraggio animato del 2015, scritto, diretto e animato da Don Hertzfeldt.
A prima vista può sembrare un cartone animato per bambini, la voce della protagonista così infantile e gli omini stilizzati alimentano un senso di semplicità che si contrappone perfettamente alla profondità dei contenuti.

World of Tomorrow racconta di un futuro dove la maggioranza delle persone esiste con una coscienza digitale attraverso la quale le persone estendono la propria vita per centinaia di anni.
Questo mondo in cui sono confinate le coscienze digitali prende il nome di OUTERNET.
Alcune persone possono essere trasformate in Robot oppure inviate nello spazio e nel tempo, una delle principali rivoluzioni è l’introduzione dei viaggi nel tempo, ancora poco sicuri ed utilizzati solo in casi estremi.
La protagonista Emily, una bambina di tre anni, si trova ad esplorare questo futuro senza le dovute capacità per comprendere quello che la circonda e il messaggio che la sua compagna di viaggio cerca di trasmetterle.
Tra esplorazioni nell’OUTERNET , gallerie d’arte dove le vere opere d’arte sono i ricordi e la memoria delle persone del passato, e la scoperta di un mondo dove l’amore è sempre più difficile da riconoscere questo cortometraggio riesce ad affrontare tematiche uniche grazie al potere della fantascienza.
La fantascienza combinata all’animazione garantiscono all’autore infatti una completa libertà di azione, permettendo di mettere sullo schermo senza limiti tutte le idee immaginate.
La visione lascia increduli e smarriti, ed è difficile anche descrivere le sensazioni che pervadono lo spettatore.

“è una di quelle cose che se fossi stato abbastanza intelligente da spiegare a parole, non mi avrebbe portato a doverne fare un filme” Don Hertzfeldt

Tra gli aspetti che mi preme sottolineare è come la produzione sia stata curata interamente dall’autore e animatore e come le scelte creative siano state spesso trovate in casa.
La voce della bimba ad esempio è effettivamente la voce di una bambina, la nipote dell’autore.
La nipote di Don vive in Scozia mentre lui è texano, così durante una visita per le vacanze il regista ha registrato la piccola per cinque giorni mentre giocava, disegnava o durante una passeggiata al parco.
Le faceva domande, la stimolava su certe immagini e la lasciava sfogare senza intervenire lasciando il microfono acceso.
Questa soluzione è risultata vincente, l’autenticità delle reazioni e delle intonazioni della piccola Emily conferiscono realismo al mondo e si sposano perfettamente con l’inespressività del clone.
Sono davvero molte le immagini surreali che caratterizzano questo viaggio unico, dove anche le stelle cadenti non sono quello che sembrano.
Non c’è un messaggio univoco che viene sbattuto in faccia allo spettatore, il design minimalista è il giusto contraltare alla lettura a più livelli del titolo.
L’invito è quello di prendere visione di questo piccolo gioellino, sperando presto di parlarvi anche del secondo capitolo.

 

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