Exit

Ciao Roberta, sono passati tanti anni da quando ci siamo conosciuti e da allora sono cambiate tante cose, ad esempio cosa ci fai in Africa?

Ciao Manuel, essì, ne è passato parecchio di tempo da quando ci siamo conosciuti. Una decina di anni? Dovevo ancora finire il liceo.
Anyway. Dopo essermi diplomata, mi sono iscritta all’università, mi sono laureata e ho fatto uno stage di qualche mese in una grande azienda multinazionale, al termine del quale sono stata assunta con un contratto a tempo indeterminato. Insomma, stavo percorrendo la strada “giusta”, o meglio, quella che ci presentano come tale.
Fortuna vuole che, se ti ricordi bene, sono sempre stata una ragazza dinamica e piuttosto curiosa. L’ordinario mi annoia facilmente, motivo per cui sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli e di nuove avventure.
Così, anche la mia nuova vita da “ragazza in carriera” ha cominciato a starmi stretta fino al punto che non mi sentivo più felice.
Stavo vivendo una vita che non volevo. Una vita che non mi apparteneva.
Ho ripensato così ai miei sogni. Ho ripensato alla mia voglia di viaggiare, di scoprire e di capire. Ho ripensato all’Africa, paese che mi ha sempre affascinata dove, già durante i miei studi universitari, ero stata per trascorrere un’esperienza di volontariato.
Mi sono messa subito alla ricerca di un progetto per potere partire ed è così che ho trovato loro, le persone di COMUNDO.
COMUNDO è un’organizzazione svizzera che, attraverso lo scambio di conoscenze ed esperienze con le sue organizzazioni partner locali, cerca di migliorare le condizioni di vita e rafforzare i diritti delle persone in diversi paesi in tutto il mondo.
Insomma, per farla breve, mi sono aggiudicata il progetto per il quale mi ero candidata, ho detto addio al mio contratto a tempo indeterminato e sono salita su un volo direzione Lusaka per intraprendere questa nuova avventura.

Raccontaci qual è la mission della ONG per cui stai prestando servizio e il tuo ruolo

L’organizzazione partner locale presso la quale collaboro si chiama Computers for Zambian Schools. La sua mission è quella di aiutare a trasformare e migliorare l’educazione in Zambia tramite l’introduzione della tecnologia.
Il mio obbiettivo all’interno di questa organizzazione è quello di costruire un efficace sistema di monitoraggio e valutazione necessario non solo al fine di verificare l’andamento del progetto ed andare eventualmente ad apportare le necessarie misure correttive, ma anche per produrre tutta la reportistica da presentare ai vari stakeholders.

Una delle fasi più difficili per iniziare una nuova avventura spesso è uscire dalla propria zona di comfort, che cosa ti ha spinto a buttarti? Cosa consiglieresti a una ragazza che vuole provare un’esperienza simile?

Avevo raggiunto tutti gli obbiettivi che mi ero prefissata. Avevo un buon lavoro, un buono stipendio e un bell’appartamento. Nonostante ciò, non ero serena. Non ero in pace con me stessa.
In quel momento, mi faceva molta più paura l’idea di rimanere intrappolata in quella vita, piuttosto che mollare tutto, andare contro l’opinione di tanti e assumermi anche l’eventuale rischio di fallire.
Ovviamente il mio consiglio è quello di buttarsi. I sogni non sono fatti per essere rinchiusi in un cassetto e spesso tutte le paure che ci frenano dal provare a realizzarli sono davvero solo nella nostra testa.

Finita la tua avventura sarà difficile tornare alla vita normale. Hai già in mente qualche altra iniziativa?

Già, hai detto bene. Sarà veramente complicato. È proprio vero che se partire a volte è difficile, tornare lo è ancora di più. Per rispondere alla tua domanda, no, non ho la minima idea di cosa farò della mia vita a partire da Luglio, una volta che avrò terminato il mio progetto.
In realtà, qualche idea ce l’avevo ma, causa coronavirus, non so manco più se saranno realizzabili o meno. Per farti un esempio, avevo ricevuto un’interessante proposta di lavoro da parte di un’altra ONG sempre qui, in Zambia. L’offerta però è saltata giusto la settimana scorsa. Purtroppo, questa nuova situazione è una sfida per tutti, ONG comprese, le quali si vedono tagliare fondi e saltare progetti.

Sappiamo che scrivi un blog personale, spiega ai nostri lettori come fare a seguirti e perchè hai voluto crearlo?

Ho iniziato a scrivere il blog un mese dopo essere arrivata qui. Il trovarsi completamente sola in una realtà così diversa non è affatto semplice e a volte è necessario trovare la propria valvola di sfogo per potere rimanere a galla.
Ero totalmente smarrita. Mi trovavo completamente a metà strada tra due culture. Cercavo un modo di trapiantarmi nella nuova terra, non volendo però rinunciare alla mia cultura.
Il risultato è che non ti senti più appartenere a nulla. Non ti senti più parte del mondo che ti sei lasciata alle spalle, così come non appartieni neanche alla realtà in cui ti trovi.
Il blog è stato la mia ancora di salvataggio.
Ovviamente, oggi gli attribuisco un significato completamente diverso e continuo a scrivere con l’obbiettivo principale di fare conoscere una realtà di cui purtroppo si conosce ancora troppo poco. Condivido quindi con molto piacere il link del mio blog “la ragazza arcobaleno“, nel quale potete trovare anche il link della mia pagina facebook.
Se vi va di seguirmi anche su instagram, mi potete trovare come roby_bernasconi.

Dovessi riassumere che cos’è per te l’Africa in tre parole, quali sceglieresti?

Gioia, colori, creatività.

Salutiamoci così, quanto pensi di essere cambiata grazie ad un’esperienza intensa come quella che stai vivendo?

Tantissimo. E per una semplice ragione: qui impari a Vivere!
In Occidente siamo privilegiati e la maggior parte di noi ha la fortuna di vivere una vita benestante. Se da una parte questo è, senza alcun dubbio, un lusso, dall’altra credo che ci abbia purtroppo portati a vivere in modo distaccato dalla realtà. E questo è triste.
L’Africa ti fa tornare con i piedi per terra. La realtà ti si presenta nuda e cruda davanti ai tuoi occhi. Ti fa sentire piccolo e ti fa capire quanto tu e i tuoi problemi siate insignificanti.
È così che inizi a semplificarti la vita. Qui non importa se si vince o se si perde. Non importa se si ha successo o se si fallisce.
Ciò che importa è che le cose vengono affrontate, a testa alta e con il sorriso.

Essì, perchè il sorriso non costa nulla e chi meglio di loro ce lo insegna?

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